La lotta verso l’emancipazione combattuta in maniera diretta sul proprio corpo: ecco le principali artiste che hanno trasformato il modo di essere donna.

Diciamocelo chiaramente, il mondo dell’arte in passato è sempre stato ostile con l’universo femminile. Se lo slogan “Do women have to be naked to get into the Met. Museum?” diventa il cavallo di battaglia per una generazione di artiste, esiste però un punto preciso della storia dell’arte dove vi è un ripensamento ed una rivendicazione sul ruolo femminile senza precedenti. Stiamo parlando degli anni Settanta, quanto un gruppo di artiste decide di utilizzare il proprio corpo come luogo dove combattere la battaglia dei generi. In questo articolo passeremo in rassegna le 5 body artiste che hanno modificato il concetto di femminilità nel mondo dell’arte.

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Carolee Schneemann via Artribune.com

Carolee Schneemann 

Artista statunitense classe 1939, il suo lavoro si concentra sui temi del corpo e della sessualità. Tra le performance più celebri ricordiamo “Up to and including her limits”, dove la donna si fa appendere ad un gancio completamente nuda, con l’intento di resistere più tempo possibile. Nel frattempo, realizza delle pennellate sulla parete difronte e sul pavimento, che seguono la sua oscillazione. O ancora “Interior scroll”, dove la Schneemann legge il suo componimento “Cezanne, She Was A Great Painter” da una pergamena arrotolata che estrae di mano in mano dalla propria vagina.

Hanna Wilke

Il corpo usato come mezzo di emancipazione, alla ricerca di un senso di erotismo svincolato dallo sguardo maschile. Accusata da gran parte della critica, e dalle femministe stesse, di narcisismo ed esibizionismo, Hannah Wilke non fa altro che universalizzare la questione femminile utilizzando la propria persona. Emblematica in questo senso “S.O.S. Starification Object Series: An Adult Game of Mastication”, dove la donna si fa fotografare in pose da pin up con appiccicate sul corpo i chewingum masticati degli spettatori alla performance. Hanna non smette di farsi ritrarre neppure nel momento della malattia. L’opera “Intra-venus”, infatti, risulta una cronaca tragica dello stravolgimento fisico dovuto al linfoma che la porterà alla morte.

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Rebecca Horn via www.tate.org.it

Rebecca Horn

Dopo un anno di degenza in ospedale, l’artista tedesca Rebecca Horn inizia a giocare con l’idea di trasmutazione e prolungamento del corpo. Le sue body extension sono proprio da considerare come un’indagine sulla variabilità del rapporto tra corpo femminile e spazio. Nella performance “Finger gloves” la donna indossa dei guanti speciali, dove le dita si allungano fino al pavimento, dando vita ad un prolungamento che le impedisce i semplici gesti comuni. O ancora “Arm extensions”, dove le braccia della Horn vengono trasformate da due enormi maniche rosse e il corpo viene imbrigliato in una bendatura incrociata.

Marina Abramovic

Impossibile non citare la madre della body art, nonché una delle “artistar” più celebri dell’arte contemporanea. Oltre alle indagini sulla dinamica dei rapporti realizzate con Ulay, rimane emblematica la performance “Rhytm 0”, svolta a Napoli nel 1974. Il corpo dell’artista in questo caso si offre completamente al pubblico, insieme a numerosi oggetti posti per essere utilizzati su di esso. La donna, rappresentando una vittima sacrificale immobile (allusione al ruolo tradizionale della donna), diventa ben presto vittima di barbarie: se qualcuno gli taglia via i vestiti, altri iniziano a inciderle piccoli graffi sulla pelle o ancora a conficcarle spine di rosa, fino a che non le viene addirittura messa in mano una pistola carica. Al termine delle 6 ore di performance, quando l’artista tornò persona e non oggetto, il pubblicò si dileguò velocemente, incapace del confronto.

 

 

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Happy birthday Marina! 💫 Pictured: The Kitchen VI From the Series: The Kitchen, Homage to Saint Therese, 2009

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Gina Pane

Lamette, spine conficcate nella carne e sangue, questi gli ingredienti principali della poetica della performance artist francese Gina Pane. Il corpo della donna è usato come una cassa di risonanza sociale, a cavallo tra materialità e interiorità, messo costantemente alla prova attraverso l’esperienza umana del dolore. Quanto detto è riscontrabile in “Azione sentimentale”, dove la donna, presentandosi con un bouquet di rose in mano, inizia a staccarne le spine e a conficcarsele lentamente lungo tutto il braccio. O ancora in “Le lait chaud”, dove l’artista, vestita completamente di bianco all’interno del suo appartamento, inizia a ferirsi la schiena con un rasoio davanti agli invitati, che reagendo le impediscono di lesionarsi anche il volto.

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