MINIMA MURALIA è il libro che raccoglie le opere di BLU, lo street artist italiano celebre in tutto il mondo che, attraverso i suoi murales, sensibilizza l’opinione pubblica su temi di rilevanza politica e sociale.

UN ATLANTE DELLE OPERE DI BLU

L’artista BLU, circa un  anno fa, ha pubblicato con il collettivo zooo.org il libro dal titolo emblematico MINIMA MURALIA,  in cui ha raccolto gli scatti delle sue opere e qualche “dietro le quinte” .

In quasi 300 pagine si possono ammirare una produzione di circa 160 opere, che abbracciano più di 15 anni di murales eseguiti dal 2001 al 2017, più altre 53 opere senza data. Per chi invece, come me, sceglie di acquistare la versione speciale ci sono in più:  due poster di altrettanti murales fatti a Roma e una copia di un ipotetico sketchbook con schizzi, alcuni disegni preparatori, citazioni e idee da sviluppare e fissare.

MINIMA MURALIA  non è un semplice libro, potremmo considerarlo a tutti gli effetti uno speciale atlante. In quindici anni BLU è stato invitato a presentare opere dalla Grecia al Regno Unito, dal Marocco alla Polonia, dal Portogallo alla Germania. E poi in America: dal Cile all’Argentina, dal Nicaragua al Messico e risalendo, passando dalla California a Los Angeles, fino a New York.

In Italia le opere ‘partono’ da Bologna nel 2001 e arrivano sino in Sicilia a Niscemi, passando per le Marche,  con delle puntate in Puglia, e poi ci sono le opere importanti di Roma  e quelle della Val Susa. Senza dimenticare la Sardegna.

Nelle ultime pagine ci sono i nomi di 73 città, di tutto il mondo, con i relativi anni di realizzazione per ciascuna opera.

UN CATALOGO DI OPERE ESISTENTI E PERDUTE

Attenzione però. Se dopo aver ammirato le foto delle opere qualcuno volesse mettersi in viaggio e andarle a vedere dal vivo correrebbe il rischio di non trovarne alcune. Questo libro, infatti, oltre che ad un atlante potremmo paragonarlo ad uno speciale catalogo di una sfuggente  e struggente “mostra”, tra le più estese mai fatte, che testimonia dell’esistenza di opere d’arte anche gigantesche,  e tra queste alcune, andate perse per sempre proprio come quelle di Los Angeles, Berlino e Bologna.

DAL MOCA IN CALIFORNIA

Nel 2010 BLU viene invitato dal MOCA in California  e l’opera che presenta raffigura tante bare ricoperte da enormi banconote da un dollaro (come fossero bandiere che avvolgono i feretri per i funerali di stato). L’opera è stata visibile per 24 ore perché poi è stata cancellata dallo stesso museo mentre iniziavano delle polemiche (considerata la vicinanza dell’opera ad un ospedale dei veterani di guerra a LA). In quel caso BLU parlò di censura mentre il MOCA parlò di scelte curatoriali.

A KREUZBERG (BERLINO)

Fino al 2014 a Kreuzberg, quartiere di Berlino,  campeggiavano due enormi  murales, il primo fatto anche con l’intervento dell’artista francese J.R. raffigurava due uomini nell’atto di smascherarsi mentre nel secondo si vedeva un uomo d’affari incatenato con due orologi d’oro. Entrambi i murales, diventati nel frattempo i simboli della zona, finiti sulle cartoline in vendita e diventati tappe obbligate degli street-art tour,  sono stati coperti di nero. Il co-creatore Lutz Henke ha scritto delle cose molte intense sui cambiamenti che stava vivendo la zona, su come si trasformano le città e i cambiamenti economici che spesso stravolgono i quartieri.  Il ragionamento di Lutz Henke, riportato sul suo blog che vi invito a leggere per intero, svelava qualcosa di interessante sulle opere e sulla street-art: “Dal primo momento della loro esistenza, i murales di BLU erano destinati a scomparire. È la natura della cosiddetta street art: occupare spazio per celebrare la sua incertezza, con la consapevolezza della sua esistenza temporanea e fugace” .

E INFINE A BOLOGNA

Nel 2016 BLU aiutato da un gruppo di volontari decide di coprire, con vernice grigia, alcuni suoi murales bolognesi per evitare che finiscano “mercificati” come altre opere, ormai rimosse dai muri e finite nelle mostre sulla street art. I Wu Ming hanno pubblicato un approfondito pezzo sui famosi fatti aggiungendo una risposta a tutti coloro che criticarono la scelta di BLU:   “Nella lotta può capitare di sacrificare la bellezza all’efficacia dell’azione. È doloroso, sì, soprattutto se si tratta dell’opera di anni e anni, con la quale abbiamo legami affettivi. Eppure lo si fa nella consapevolezza che senza sacrificare qualcosa non si è mai ottenuto un bel niente (…)”

Non so cosa possa voler dire per un artista cancellare o farsi aiutare a cancellare le proprie opere, quello che è successo nel 2016 ha reso ancor più evidente una delle caratteristiche delle opere di BLU: la loro natura di arte pubblica, quindi non privatizzabile da nessuno, perché l’artista come tale le aveva concepite.

Probabilmente succederà ad altre opere di scomparire o di essere cancellate come stava per succedere ad alcune che non ho citato. Per sopperire a questa eventualità basta acquistare MINIMA MURALIA.

D’altronde come scriveva Umberto Eco in una delle sue Bustine di Minerva“Ma la vera ragione per cui i libri avranno lunga vita è che abbiamo la prova che sopravvivono in ottima salute libri stampati più di cinquecento anni fa, e pergamene di duemila anni, mentre non abbiamo alcuna prova della durata di un supporto elettronico. Quindi, meglio conservare la nostra memoria su carta.”

E alla luce di questo non deve sembrare ardito che la memoria di quasi tutte le opere venga affidata proprio ad un libro:  per salvarle dall’usura del tempo o dalla censura o da chissà cos’altro.