Cinici e irriverenti, hanno parlato anche di mercato dell’arte, architettura contemporanea e… Banksy.  Che per loro ha scritto una delle famose sigle.

Tutti noi conosciamo I Simpsons, la celeberrima sitcom animata creata dal fumettista Matt Groening, trasmessa in Italia dal 1991 e ben nota in ogni angolo del mondo. I Simpsons rappresentano la famiglia più irriverente e cinica del piccolo schermo;  attraverso la loro spietata ironia, gettano uno sguardo critico nei confronti della società dei consumi statunitense, mettendo in scena tutti i suoi tabu di carattere politico, economico, mediatico e culturale. Tra le varie tematiche affrontate nella serie animata, non poteva mancare quella legata all’arte e alle dinamiche che regolano il suo mercato. Vediamo tre episodi in cui il sistema dell’arte diventa oggetto dello humor di Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie!

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Il mercato dell’arte attraverso Jasper Johns

Nell’episodio Mom and the Pop Art (10×19) Homer acquista un barbecue ma fallisce miseramente nella sua costruzione. L’ammasso di mattoni che riesce ad assemblare viene scoperto per caso da una gallerista d’arte che lo considera una geniale opera d’arte pop, scatenando la gelosia di Marge, da sempre appassionata d’arte e pittrice amatoriale. Homer comincia una carriera vertiginosa, in brevissimo tempo ottiene riconoscimenti importanti, come un articolo su Art in America, e viene invitato ad allestire una personale. Privo di idee, cerca ispirazione al Museo d’arte di Springfield, in cui vengono esposti capolavori delle avanguardie e dell’arte Pop. La personale, a cui viene invitato anche Jasper Johns, arruffone di cibo e di idee, è però un flop: le opere vengono considerate troppo simili alla precedente e prive d’innovazione. Mom and the Pop Art ironizza e critica il sistema dell’arte contemporanea e, in particolare, il ruolo dell’artista. In particolare si fa rifermento alla supremazia della spettacolarizzazione dell’arte, rispetto all’esigenza di professionalizzazione. Ciò comporta che la sua carriera dell’artista a cui manca un effettivo talento e la necessaria formazione ha spesso vita breve. Anche i galleristi e i collezionisti non sembrano interessati alla valorizzazione dell’artista e della sua poetica, quanto, piuttosto, alla ricerca del pezzo più originale, strano e vendibile. L’episodio si conclude con la scelta di Homer di creare un lavoro di land art: un’arte partecipativa e democratica, riuscendo così a sovvertire le regole del sistema.

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L’architettura contemporanea attraverso Frank Gehry

The Seven-Beer Snitch (14×16) è il primo episodio in cui un architetto dà voce al proprio cameo. Dopo aver visto un concerto nella vicina cittadina di Shelbyville, Marge suggerisce di costruire un nuovo circolo culturale, firmato Frank Gehry. L’architetto accetta, e propone un progetto di edificio basato sulle forme di un pezzo di carta accartocciato e gettato a terra. Dopo la serata d’apertura, il centro, troppo costoso da mantenere, viene riconvertito in una prigione. L’episodio mette in luce la tendenza degli archistar di costruire edifici per ospitare collezioni pubbliche e private tanto spettacoli esternamente, quanto poco accessibili e funzionali da un punto di vista museologico. Si ricorda in particolare il Guggenheim di Bilbao o la Fondazione Vuitton a Parigi, progettati dallo stesso Gehry o il Louvre Abu Dhabi dell’architetto Jean Nouvel. Tuttavia, questi mastodontici edifici sono diventati delle vere e proprie attrazioni turistiche e hanno permesso la riqualificazione di interi quartieri. Frank Gehry, dopo la messa in onda dell’episodio, si è dichiarato pentito di avervi preso parte: il fatto che il suo progetto sia nato dalla carta gettata a terra sembra aver sminuito il suo lavoro e la sua creatività. In realtà l’episodio, sebbene ironizzi sulle forme dell’architettura di Gehry, vuole in realtà porre l’accento sulle problematiche relative al mantenimento e all’utilizzo di tali strutture.

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La street art attraverso Banksy

Banksy ha fatto capolino anche nei Simpson, in particolare nella sigla dell’episodio Money Bart (22×3) ideata proprio dal writer britannico. La sigla si sviluppa come sempre, fatta eccezione per il tag “Banksy” visibile sui muri e sui cartelloni pubblicitari. Nella scena della punizione scolastica si vede Bart costretto a scrivere la stessa frase più volte alla lavagna e quella provocatoria e sarcastica ideata da Banksy recita “I must not write all over the walls”, chiara allusione all’attività dello street artist. Quando si giunge al momento del divano, in cui tutti i Simpsons si riuniscono di fronte alla Tv, il tono diventa però cupo e cinico: alle spalle del televisore si mostra come tutte le sequenze e i gadget del marchio Simpson siano realizzati da stanchi e sfruttati operai asiatici, sia adulti che bambini, ingaggiati dalla FOX, la casa produttrice della serie animata. La partecipazione di Banksy in una puntata dei Simpson è molto coerente con il carattere provocatore della sua arte, il cui scopo è scatenare una reazione del pubblico in merito a problematiche di carattere sociale, politico ed economico. Come da sempre fanno i Simpsons, d’altronde.

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