Fin dai primi giorni post incendio studi di architettura di mezzo mondo hanno proposto la loro idea di ricostruzione e ristrutturazione. Vi raccontiamo le più bizzarre e interessanti.

Il 15 aprile passerà alla storia come il giorno in cui la Francia e il mondo intero hanno perso in un drammatico incendio uno parte di uno dei loro simboli più importanti: la cattedrale di Notre-Dame. Subito dopo l’episodio, il cui clamore ha monopolizzato per giorni i media e i social di tutto il mondo, il paese ha lanciato un concorso internazionale per architetti destinato alla ricostruzione della guglia di Notre-Dame. E mentre la cattedrale rimarrà chiusa al pubblico per 5-6 anni (secondo quanto afferma il vescovo Patrick Chauvet, nonché rettore della cattedrale stessa), continuano invece le donazioni solidali da parte di imprese e imprenditori. Pinault ha donato 100 milioni di euro, mentre Arnault, proprietario di LVMH,  ne ha versati 200. Inoltre istituzioni pubbliche, enti e università hanno offerto il loro team di esperti e tecnici qualificati nel settore per contribuire ai lavori di ricostruzione e restauro. Alla luce della dichiarazione del primo ministro francese Edouard Philippe, in cui precisa che l’obiettivo sarà ridare alla cattedrale una nuova guglia adatta alle tecniche e alle sfide della nostra era, si sono fatte avanti una marea di proposte di ricostruzione: alcune più tradizionali e rispettose della natura di Notre-Dame; altre decisamente più stravaganti e  futuristiche. Vediamone alcune!

Norman Foster

La proposta di Norman Foster

L’architetto inglese ha proposto di costruire una struttura in vetro e acciaio per ricreare un tetto con terrazza panoramica per vedere Parigi dall’alto. Inoltre la guglia originaria in pietra verrebbe sostituita da una struttura d’avanguardia sempre in vetro. L’idea alla base del progetto è quella di creare una struttura leggera e ariosa che crei un connubio tra antico e moderno.

Studio Fuksas

 

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Lo studio guidato da Massimiliano e Doriana Fuksas ipotizza la costruzione del pinnacolo e del tetto in cristallo con illuminazione notturna. La scelta del cristallo, materiale labile ma di grande fascino, non è casuale: da un lato, il cristallo rappresenta il simbolo della fragilità dell’essere umano e dei suoi artifici; dall’altro assume un valore di rinascita spirituale. Infine, la luce che illumina la guglia, rappresenterebbe un faro di speranza per il futuro della cattedrale e di Parigi stessa.

Vizum atelier

 

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Gli architetti dello studio Vizumatelier hanno proposto di sostituire la guglia di Viollet Le Duc con un fascio di luce verso l’alto, capace di ricreare un pinnacolo luminoso ed etereo. L’idea nasce dalla credenza medievale per cui la luce sia un simbolo divino e l’altitudine un mezzo per raggiungere il cielo e avvicinarsi a Dio.

AJ6 Studio

La proposta di AJ6 Studio

Lo studio brasiliano con sede a San Paolo ha deciso di prendere ispirazione dalle bellissime vetrate della Cattedrale e creare un metodo capace di moltiplicare la luce naturale proveniente dall’interno della chiesa illuminando la struttura del tetto con mille colori diversi. Il risultato è la creazione di un tetto composto da riquadri colorati che catturano i colori delle vetrate interne e li portano all’esterno.

Mathieu Lehanneur

 

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L’ architetto francese cristallizza la memoria dell’incendio, ricreando una fiamma ricoperta da foglie d’oro e dalle forme morbide, da posizionare al posto della guglia. Secondo il progettista questa nuova struttura sarà in grado di fermare ed esorcizzare quel momento doloroso della storia, per trasformarlo in pura eterna bellezza.

Studio NAB

La proposta di Studio Nab

Nicolas Abdelkader  e Marie-Alzée Tulli propongono una cattedrale “green” dove, al posto del tetto, sarà posizionata una serra che ospiterà ogni tipo di vegetazione. Lo scopo, quindi, è quello di introdurre un elemento naturale e vivente, all’interno di un’opera d’arte architettonica, favorendo, tra l’altro, l’educazione al verde urbano e al rispetto per la biodiversità. Lo spazio ospiterebbe anche le api che si sono salvate dall’incendio del tetto.

Studio Drift

 

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Di natura “green” è anche il progetto di questo studio olandese che propone di fondere e ricompattare la plastica raccolta nelle acque del Pianeta per ricostruire l’intero tetto. Il progetto avrebbe il sostegno dell’organizzazione no-profit The Ocean clean-up e avrebbe come scopo l’educazione al riciclo e alla creazione di progetti sostenibili dal punto di vista ambientale.

Le proposte appena elencate sono estremamente bizzarre e di difficile (se non quasi impossibile) realizzazione. Data l’importanza storico-artistica della cattedrale e il desiderio della Francia di mantenere il volto storico dell’edificio, queste proposte difficilmente vedranno la luce; nonostante ciò restano interessantissime espressioni della creatività umana.