Con oltre 10.000 mostre d’arte all’anno, l’Italia si conferma tra i paesi più dinamici in questo settore. La domanda sorge spontanea: cosa sta spingendo pubblico e privato alla realizzazione di un numero così alto di eventi?

Dallo studio del Prof. Guido Guerzoni per la Fondazione di Venezia, “Le mostre al tempo della crisi. Il sistema espositivo italiano negli anni 2009-2011″, l’Italia si conferma tra i paesi più dinamici nel settore artistico per l’organizzazione di più di 10.000 mostre d’arte (in istituzioni private e pubbliche) all’anno. Nei primi anni 2000, il nostro vecchio Mibact realizzò una guida sull’organizzazione delle mostre d’arte, in cui si prefiguravano gli scopi e i meriti che esse avrebbero potuto apportare alla valorizzazione e alla riscoperta del patrimonio culturale italiano. Tra le tantissime pagine dell’opuscolo, si legge che il motivo che deve portare alla realizzazione di una mostra d’arte (per la quale, tra l’altro, possono essere applicate le agevolazioni previste dalla normativa fiscale) è il seguente: “il contributo innovativo del progetto, sia in relazione al tema indagato, che presenti scoperte, nuove ricerche , acquisizioni o ricostruzioni di nodi storici, critici o stilistici, sia in relazione all’originalità con cui il tema, per quanto già investigato, viene presentato” (per un approfondimento musei.beniculturali.it)

Andy Warhol

Ma quante sono ogni anno in Italia le mostre d’arte (dalla classica alla contemporanea) che rispettano questi prerogativi? Quanto incide la finalità commerciale sulle mostre organizzate in spazi pubblici, che dovrebbero essere  promosse con scopi prettamente culturali? Difficile rispondere. Ma farsi un’idea è quanto mai importante. Perché l’arte non dovrebbe essere mero intrattenimento, sfruttato per far cassa, ma strumento di arricchimento e crescita intellettuale e personale. I visitatori di una mostra d’arte, tanto più se organizzata in luoghi pubblici, dovrebbero essere agli occhi dell’organizzazione allievi pronti a imparare qualcosa di nuovo, e non solo numeri e visibilità per il museo.

In un contesto dove la prerogativa resta sempre l’affluenza al museo di turno, la scelta degli artisti in esposizione non potrà che ricadere sui soliti nomi “vincenti al botteghino”. Escludendo di fatto una grande parte di nomi dell’arte che meriterebbero più attenzione e diffusione, ma di fatto esclusi dalla grande scena. Appiattendo così la proposta culturale nel paese, che continua a girare inesorabilmente intorno ad artisti conosciuti e storicizzati. Attenzione però: senza incassi le mostre non avrebbero possibilità di esistere. Quindi, in un certo senso, la finalità commerciale di un evento d’arte non può essere cancellata. Ci si auspica tuttavia un bilanciamento delle finalità, a favore di quella educativa e culturale.