Il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha viaggiato per decenni nei luoghi più disparati del pianeta, raccontandoci condizioni di lavoro estreme negli anni ’80 e ’90. 

Dall’Algeria alla Bolivia, dalla Cambogia alla Svezia, dall’Italia alla Nuova Zelanda… Oggi, primo di maggio, in buona parte del pianeta si celebra la Festa dei lavoratori. Si ricordano così le tante battaglie che, a partire dalla seconda metà del 1800, si sono combattute nel mondo per garantire i sacrosanti diritti che ogni lavoratore dovrebbe avere. Dall’orario massimo quotidiano, le note 8 ore, alla sicurezza sul posto di lavoro. In più di un secolo di battaglie la condizione di operai e lavoratori nel nostro paese, nonostante i tanti e noti problemi, è senza dubbio cambiata rispetto a quella dei nostri antenati di fine ‘800. Nel resto del mondo, tuttavia, lo scenario degli ultimi 30 anni è completamente diverso. Da condizioni di lavoro molto vicine alla schiavitù, a operai esposti a rischi estremi, la Festa dei Lavoratori dovrebbe anche ricordarci che il mondo non finisce “alla spiaggia davanti casa”. Il fotografo brasiliano Sebastião Salgado ha viaggiato per decenni nei luoghi più disparati del pianeta, raccontandoci condizioni di lavoro estreme negli anni ’80 e ’90. 

Piantagione di Tè, Rwanda. 1991

Salgado, 1991

Miniera Serra Pelada, Brasile. 1986

Salgado, 1986
Salgado, 1986

Estrazione petrolifera, Kuwait. 1991

Salgado, 1991
Salgado, 1991

Industria del carbone, India. 1994

Salgado, 1994

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