Dalle esperienze asiatiche alle grandi capitali del pianeta, Janet Echelman…

Originaria della Florida, Janet Echelman (classe 1966) sfida la categorizzazione in campo artistico, e realizza opere intersecando scultura, architettura, disegno urbano, scienza dei materiali, ingegneria strutturale e aeronautica e informatica.  L’arte di Janet Echelman è estremamente labile e dinamica: si trasforma con il vento e la luce passando dall’essere “un oggetto a cui si guarda” a “un’esperienza in cui ci si può perdere”.

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Janet Echelman. Amsterdam 2013.

La Echelman inizia il suo percorso artistico dopo la doppia laurea in Pittura e in Psicologia. Nel 1987 si trasferisce a Hong Kong per studiare calligrafia cinese e pittura a pennello. Successivamente si sposta a Bali, in Indonesia, dove collabora con artigiani per combinare i tradizionali metodi tessili con la pittura contemporanea. Quando perde la sua casa di bambù a Bali per un incendio, torna negli Stati Uniti e inizia ad insegnare ad Harvard. Dopo sette anni si sposta nuovamente in Asia, in India per la precisione, luogo in cui il suo percorso artistico subisce una grandissima svolta. A Mahabalipuram, un villaggio di pescatori famoso per la scultura, la Echelman ama passeggiare lungo la spiaggia, osservando i pescatori che impacchettano le reti in tumuli sulla sabbia. Janet osserva questa pratica ogni giorno. Le reti dei pescatori le suggeriscono  un nuovo approccio alla scultura, un nuovo modo per creare forme e volumi senza materiali pesanti e solidi. In collaborazione con quegli stessi pescatori, Janet Echelman realizza le sue prime sculture con le reti da pesca, rimanendo lei stessa incantata osservando i movimenti e le ondulazioni che queste producono, a seconda del vento e della luce. Dalle rive di Mahabalipuram, Janet Echelman torna ancora in America, dove applica all’antica lezione della tradizione indiana le più sofisticate e recenti tecnologie.

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Janet Echelman. Sydney 2011.

L’esperienza in India risulta fondamentale per capire perché Janet Echelman combini l’antico artigianato orientale con i software di progettazione computazionale per creare opere che sono diventate punti focali per la vita urbana nei cinque continenti, da Singapore, Sydney, Shanghai e Santiago, a Pechino, Boston, New York e Londra. Da un punto di vista concettuale, le sue creazioni derivano dall’osservazione di oggetti quotidiani e dalla riflessione su un loro possibile utilizzo diverso da quello consueto. Ma non solo: con la sua arte Janet Echelman vuole riflettere sulla dicotomia tra natura e artificio. Le sue installazioni urbane, infatti, realizzate con reti da pesca in fibra tessile, sono sì create dall’uomo, ma totalmente governate da elementi naturali come l’acqua, il vento e la luce del sole.  Combinando la lezione dell’artigianato locale in Oriente con la tecnologia d’avanguardia e il paesaggio urbano dell’Occidente, la Echelman è riuscita a realizzare opere fuori dal comune che hanno attirato l’attenzione di tutto il mondo, tanto da portarla a ricevere numerosi riconoscimenti tra cui lo Smithsonian American Ingenuity Award in Visual Arts.

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