Anche il mondo dell’arte contemporanea cambia grazie a #MeToo. Il movimento è tra i super influenti del settore.

Power 100 di ArtReview è diventata negli anni un vero caposaldo per l’arte contemporanea internazionale. Stiamo parlando probabilmente della più autorevole classifica che alla fine di ogni anno elenca le personalità che hanno e stanno influenzando in maniera incisiva questo settore. Artisti, galleristi, curatori, direttori di musei e fondazioni… che ricoprono le posizioni più alte nella gerarchia dell’arte contemporanea internazionale. Insomma, i più potenti dell’arte contemporanea. Nella Power 100 uscita a fine 2018, ad esempio, nelle prime posizioni troviamo gli artisti Ai Weiwei (05) ,Wolfgang Tillmans (11) e Hito Steyler (04). Il curatore Hans Ulrich Obrist (07) e la direttrice di Studio Museum ad Harlem Thelma Golden (08). Secondo ArtReview il più influente di tutti è il gallerista David Zwirner, a capo di quello che viene definito come un vero impero dell’arte contemporanea. Ma l’attenzione di chiunque finisca sulla classifica non può che ricadere sulla terza posizione, occupata da #MeToo, movimento nato nel 2017 per denunciare a livello globale le violenze e le molestie sessuali tragicamente diffuse nei luoghi di lavoro di tutto il mondo. Ad oggi #MeToo è tra i più potenti dell’arte contemporanea.

#MeToo nell’arte contemporanea

La posizione conquistata da #MeToo nella Power 100 mette ulteriormente in luce l’influenza che il movimento ha avuto anche all’interno di questo settore. Come spiega ArtReview molti dei cambiamenti ai vertici del mondo dell’arte avvenuti nel corso del 2018 sono riconducibili a #MeToo. Knight Landesman, editore di Artforum, passa come il vero Harvey Weinstein dell’arte contemporanea. Su di lui sono tantissime le denunce di molestie sul lavoro (qui il nostro articolo). Altro scandalo simile ha travolto Riyas Komu, co-fondatore della Biennale Kochi-Muziris, costretto in seguito a dimettersi. Ma #MeToo non ha portato il vento del cambiamento solo nelle alte sfere del settore. Ha influenzato tutto il sistema, riuscendo a fermare un terribile deriva che anche il mondo dell’arte contemporanea aveva tristemente preso.

Un primo grande segnale della forza trasmessa dal movimento al settore è la lettera sottoscritta da oltre 2000 artisti e operatori dell’arte, firmata tra gli altri da Cindy Sherman, e pubblicata dal The Guardian nell’ottobre 2017, proprio agli albori di #MeToo.

“Siamo galleristi, artisti, scrittori, curatori, direttori, amministratori delle arti, assistenti e stagisti – lavoratori del mondo dell’arte – e siamo stati tentati, minati, molestati, infantilizzati, derisi, minacciati e intimiditi da soggetti che godono di posizioni di potere e che controllano l’accesso a risorse e opportunità” 

Immagine di copertina: Cindy Sherman