È senza dubbio uno degli street artist del momento. In attesa del suo prossimo lavoro, capiamo meglio chi è Jorit e cosa ci sta dicendo…

In questi giorni si è conclusa a Napoli, all’uscita della metro di Scampia, la realizzazione di un altro lavoro dello street artist Jorit. Questa volta l’omaggio è rivolto a Pier Paolo Pasolini, grande intellettuale del XX secolo attraverso cui si vuole auspicare un messaggio che invogli alla cultura, in un quartiere difficile come quello di Scampia. La figura di Pasolini dovrebbe portare a riflettere quanto la negazione di ogni valore culturale possa portare all’indifferenza e alla incapacità di empatia all’interno della società. La conoscenza deve essere l’unica arma per difenderci dall’aridità che ci circonda, un baluardo per restare umani e per aprire le nostre menti all’elaborazione di analisi verso ciò che ci circonda. Il progetto finanziato dalla Regione Campania prevede anche un altro murales, che verrà realizzato nei pressi raffigurante Angela Davis, attivista del movimento afroamericano.

Il nuovo ritratto di Pasolini realizzato da Jorit a Scampia. Immagine via Instagram/Jorit

Jorit Agoch nasce a Napoli nel 1990 da padre italiano e madre olandese e frequenta l’Accademia di Belle Arti in città, dove studia pittura e al contempo realizza opere in strada nella periferia nord del capoluogo campano. A cominciare dal 2005 iniziano i suoi frequenti viaggi in Africa, continente che lo affascina molto. Jorit concentra la sua ricerca artistica sulla raffigurazione realistica del volto umano, proposto con dovizia di dettagli espressivi, tracciato con due strisce rosse sulle guance. Questi segni sui volti rimandano a rituali tribali africani; in particolare al rito iniziatico della scarnificazione che sancisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, e dunque l’ingresso dell’individuo nella tribù. I suoi personaggi assimilati a guerrieri fanno parte di quella che lui definisce Human Tribe: ne fanno parte soggetti dalla diversa identità culturale accomunati dall’appartenenza alla condizione umana e all’esigenza di comunità, quest’ultima spesso trascurata dalla nostra società. “Le classi sociali, le differenze di religione o di colore di pelle sono poco o niente di fronte ad un’umanità che ci unisce tutti” afferma l’artista.

Il Maradona di Jorit a San Giovanni a Teduccio, Napoli.

Si sofferma sulla realizzazione dei volti poiché, secondo Jorit dinanzi ad un volto tendiamo a rispecchiarci perché acquisiamo una sensazione di appartenenza. “Per realizzare un volto parto da un set fotografico del soggetto che voglio raffigurare. Attraverso le fotografie riesco ad avere un quadro esaustivo del volto della persona tanto da poter andarlo poi a dipingere nella maniera che più mi convince”. Le persone che raffigura sono scelte in base al messaggio che la loro effige può rappresentare, non tanto per una dimensione estetica. Devono essere volti che raccontano una storia, personaggi rappresentativi di concetti che vengono veicolati attraverso la loro immagine. Nelle espressioni, accentuate dagli sguardi vividi, l’artista cerca di cogliere la tensione interiore del soggetto ritratto.

Il San Gennaro di Jorit nel centro storico di Napoli.

I graffiti nascono soprattutto in contesti di periferia, essendo per loro natura opere di protesta si riescono ad inserire negli spazi in libertà. A Napoli nel quartiere di Ponticelli, realizza il primo graffito su un’intera facciata con funzione di riqualificazione. Le opere pubbliche sono concepite per essere godute da tutti, attraverso l’abbellimento dei prospetti dei palazzi con i messaggi intrinseci nei volti, Jorit vuole scuotere le coscienze di chi li osserva. La sua tribù umana è composta da personaggi eterogenei che appartengono a mondi diversi, dalla sfera del rap al calcio, passando dagli “scugnizzi” napoletani sino a San Gennaro, Eduardo De Filippo e Achille Bonito Oliva. A New York dipinge Taki 183, uno dei padri del graffitismo. Non mancano figure che esemplificano un forte impegno sociale date le battaglie che hanno impegnato le loro esistenze e per cui sono divenuti simbolo di lotta per la giustizia. Basti pensare al murales dedicato a Che Guevara, a quello di Ilaria Cucchi, o a quello realizzato lo scorso Novembre per celebrare il centenario della nascita di Nelson Mandela. Altra opera densa di rimandi sociali è quella che omaggia Ahed Tamimi, ragazzina palestinese divenuta simbolo della resistenza locale dopo uno scontro con un soldato israeliano, per la cui realizzazione del ritratto Jorit è stato arrestato a Betlemme l’estate scorsa.

Immagine di copertina via Facebook/Jorit