Nelle scuole italiane Arte e Storia destinate a estinguersi. Cosa ne sarà delle generazioni future?

Il mese scorso si è abbondantemente tornato a parlare di uno dei più gravi problemi che ormai da quasi dieci anni affligge le scuole italiane. Parliamo della sempre più scarsa considerazione data dal sistema scolastico alle materie Storia e Arte, considerate ormai vere e proprie dottrine di serie B. Il vaso di Pandora è stato riaperto dalla decisione della Commissione presieduta da Luca Serianni di eliminare la traccia di Storia dall’esame di maturità. Un segnale forte, che conferma la tendenza a sminuire proprio quelle discipline che, nei paesi più avanzati del pianeta, giocano invece un ruolo di primaria importanza. Perché, come ormai appurato da chiunque tranne che da chi ci governa e dovrebbe occuparsi delle nuove generazioni, studiare il passato è fondamentale per garantirsi un futuro. E studiare le arti è di primaria importanza per sviluppare una mente creativa, dinamica ed evitare di trovarsi a 50 anni tutte le sere davanti a Striscia la Notizia in pantofole.

Ma quando è cominciato questo drammatico declino? Ci trovavamo nel lontano 2010, in epoca di Riforma Gelmini. Storia dell’arte fu  drasticamente diminuita in ottica di un’ottimizzazione del monte ore e per preservare le già esigue risorse dell’istruzione. Storia inizialmente resse meglio al colpo, ma non a lungo. Il tracollo si è verificato di recente, con la decisione di cancellarla dalla prova di maturità, condannandola di fatto a diventare materia sempre più trascurabile. Quindi, per farla molto breve, per le solite vergognose questioni politiche ai ragazzi di licei e istituti tecnici sono state decurtate le ore di insegnamento di queste materie.

Ma scusate, come diavolo cresceranno le nuove generazioni? Personalmente non credo che ragazzi di 14 anni usciti da scuola affolleranno volontariamente musei d’arte antica e biblioteche,  pronti a studiare di loro iniziativa un tomo sui fenici. Per questo esiste la scuola: perché il 90% degli adolescenti sono, come è giusto che sia, da guidare. Da obbligare se necessario. Mai da lasciare in balia di loro stessi.

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