Dopo quindici anni dalla scomparsa di uno degli artisti più importanti dell’Arte Povera italiana l’Hangar Bicocca celebra l’anniversario con la mostra “Igloos” a partire dal 25 Ottobre.

Mario Merz. Professione: artista poverista. Passioni: le abitazioni primordiali. Sul fatto che poverista non sia sinonimo di una povertà di spirito o di soldi, ma un riferimento all’Arte Povera possiamo essere tutti d’accordo: ma quando sentiamo parlare di questa corrente, cosa ci viene in mente? Forse il pensiero più immediato andrebbe a quelle “opere strane”, con materiali disparati, spesso ingombranti, piuttosto difficili da comprendere.

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Mario Merz, “Igloo”, 1991. Via www.hargarbicocca.org

Ma soprattutto, quando ci capita di vedere nei nostri vagabondaggi tra mostre e internet, quelle strane costruzioni che assomiglierebbero proprio a degli igloo, se non per il fatto che di ghiaccio non sono fatti, ci viene in mente se non Mario Merz? Sicuramente lui si augura questo, tanto più per il fatto di essere stato l’unico in quel periodo a pensare non solo di abbandonare la pittura da cui partì per spingersi verso delle creazioni più tridimensionali, ma soprattutto di pensare ancora più in grande fino a realizzare delle vere e proprie installazioni ambientali, in cui forse ci si potrebbe anche fermare un attimo dentro a riposare. E forse non sarebbe neanche un’idea così riprovevole, dal momento che proprio come luogo di incontro e di scambio sono pensate, con evidente riferimento alla funzione per cui erano potevano essere effettivamente costruite da quelle civiltà nomadi e primordiali che tanto lo affascinavano. E allora che forma vitale e simbolica migliore della casa primitiva può trasmettere la coinvolgente energia della natura, tanto più se costituita da accumulo di rami e fascine, di sabbia e terra, di pietre e fango, che diventano il mezzo organico di questo passaggio di forza vitale verso l’inorganico?

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Mario Merz, Igloo, via Hangar Bicocca

Ma ricordandosi che proprio cinquant’anni fa, proprio mentre si era iniziato a dedicare a questo nuovo feticcio, si trovava anche a vivere il fantomatico 1968, Merz pensa di non perdere troppo il contatto con la realtà che lo circonda, ma di aggiungere invece alle sue umili dimore anche scritte fatte di tubi al neon, misteriosi messaggi o sequenze di Fibonacci, forse per trasmettere la sua poetica. Ma alla fine l’accostamento non è neanche troppo strano: sono entrambi veicoli fisici per la diffusione dell’energia. Dato che non siamo gli unici a ricordarci che mezzo secolo è passato, oltre a essere passati quindici anni da quando Merz ci ha lasciati, anche dall’Hangar Bicocca di Milano un pensiero va a lui grazie alla mostra “Igloos” curata dal direttore artistico Vicente Todolì che dal 25 ottobre accoglierà chiunque voglia avventurarsi nella scoperta della forza vitale che si nasconde tra un igloo e l’altro.