Il fenomeno degli hater interessa l’arte contemporanea dai tempi dell’offline. Dopo una serie di commenti aggressivi ai nostri post ci siamo chiesti: ma perché l’arte contemporanea fa così incazzare le persone? Lo abbiamo chiesto direttamente al popolo del web.

Yayoi Kusama. Free copy ph.

Come ogni altro settore, anche il mondo dell’arte contemporanea è stato travolto dall’era digitale e dai nuovi strumenti di divulgazione delle informazioni. Le importanti testate di settore hanno iniziato da tempo a lavorare in rete, creandosi un’identità social e proponendo i propri articoli attraverso nuovi canali, con un post su Facebook ad esempio, o con un twit. Di magazine d’arte indipendenti, fondati da nativi digitali, ne sono comparsi diversi, che appunto in rete hanno piantato le proprie radici e dato vita alle proprie community. I grandi artisti sono diventati influencer, e gli artisti emergenti hanno imparato a promuoversi con più dimestichezza su Instagram che agli eventi d’arte. Le gallerie, strutturate o agli esordi, hanno fatto all’incirca lo stesso. Insomma, gli effetti dell’era dei social sul mondo dell’arte non sono opinabili. Ma l’avvento del digitale non ha semplicemente dettato nuove regole in termini di comunicazione e diffusione delle informazioni. Ha dato vita, tra gli altri, ad una nuova categoria di soggetti, ormai da qualche tempo sulla bocca di tutti. Stiamo parlando degli hater, gli “odiatori” della rete. Se ve lo state chiedendo, la risposta è sì. Anche il mondo dell’arte contemporanea ha i suoi hater.

Ce ne siamo accorti di persona, scorrendo i commenti ai contenuti che quotidianamente postiamo sulla nostra pagina Facebook. Da chi considera Ai Weiwei “falso come l’oro di Bologna”, a chi paragona le performance di Marina Abramovich a “patetici spettacolini di una giramondo che ha usato il corpo per campare”, fino a chi è convinto che le gallerie d’arte che intervistiamo siano “al servizio della finanza” e noi con loro. Tentando di capire il motivo di tanto accanimento su un argomento che reputiamo abbastanza neutrale, o comunque non degno di così tanti sfoghi, ci siamo resi conto che il fenomeno degli hater è radicato nel settore dell’arte da molto più tempo di qualsiasi altro campo.

Digitando su google “why do we hate contemporary art?” ci si accorge che è addirittura dai “tempi dell’offline” che l’arte, quella contemporanea in particolare, è oggetto di invettive di ogni forma. Critici e giornalisti d’oltreoceano hanno scritto fiumi di parole per capire le cause di questa ostilità diffusa: dai troppi soldi che girano nel sistema, alla poca comprensibilità delle opere, fino al modo di fare degli addetti al settore che semplicemente urta. Dagli articoli è difficile dedurre una causa unitaria e specifica, ma ci si può fare un’idea generale che tradotta suona un po’ così: l’arte contemporanea ha fatto all’arte classica quello che Young Signorino ha fatto alla musica italiana”.
Per evitare di suscitare la furia degli hater che ci leggono abbiamo deciso di non perderci in elocubrazioni personali, ma di rivolgerci direttamente al popolo della rete. Così ci siamo fatti un profilo su Quora e abbiamo chiesto: “Perché l’arte contemporanea ci fa così incazzare?”

Gran parte delle opere d’arte contemporanea non possiedono nessuno degli elementi che tendiamo ad identificare come “arte”.

La gente odia l’arte contemporanea perché è una delle forme d’arte meno accessibili economicamente e intellettualmente.

Non si tratta di educazione, invidia o accessibilità. Si tratta di gusto. La maggior parte delle persone semplicemente non ama l’arte contemporanea e quindi la rifiuta.

L’arte contemporanea non piace perchè i periodi precedenti si sono appropriati di tutte le idee migliori.

Perché l’arte contemporanea è priva di significato, ci sono infinite interpretazioni diverse. È come se gli artisti contemporanei fossero troppo pigri per inventare la propria storia, quindi fanno affidamento più sull’immaginazione dello spettatore invece che sulla loro abilità artistica.

Perché l’arte contemporanea sfida lo spettatore, mettendo in discussione tutte le convinzioni che lui stesso ha acquisito nel corso della vita. Dal modo in cui guardi alle cose fino a come ti rapporti ad esse, l’arte contemporanea ribalta tutto. E’ quindi più facile denigrare che mettersi in discussione.

Perché tutti sanno che è una schifezza. Ma solo in pochi hanno il coraggio di dirlo.

Perché nell’arte contemporanea non puoi avere un’opinione propria. Conta solo quella di critici, galleristi e direttori di Musei

Perché uno scherzo è bello fin che dura poco. E l’era dell’arte contemporanea sta durando veramente troppo.

Perché molte persone vedono l’arte come una sorta di acrobazia. Se sai a malapena palleggiare non hai voglia di vedere un giocoliere.

Perché la scuola ci ha educato a cercare un significato nell’arte. Quando vediamo dipinti che non capiamo, ci sentiamo stupidi, come se stessimo fallendo una prova.