Alle dipendenti di molte case d’asta viene chiesto di posare per gli scatti dei cataloghi. Un prassi che ci lascia un po’ straniti.

I cataloghi delle aste sono dei veri e propri libri d’arte. Oltre ad essere una raccolta di immagini in super hd di opere mozzafiato, riportano le note sul prezzo e spesso informazioni sulla storia e sul mercato degli artisti. Sono infatti in molti a collezionarli e ancora di più quelli che, senza neanche accorgersene, si trovano a sfogliarli seduti nell’ufficio di un professionista o in una galleria d’arte.

Chi è familiare con questo genere di cataloghi si sarà reso conto che in molte delle immagini che ritraggono le opere compaiono delle persone, art handler in inglese, che spostano, staccano o manipolano il quadro. Si tratta di uno stratagemma usato dai fotografi per dare un po’ di mobilità allo scattto che altrimenti risulterebbe piatto e noioso. Con lotti di alto profilo, come il Salvator Mundi di Leonardo venduto da Christie’s l’anno scorso, il codice è un’altro: noterete infatti due guardie del corpo dal volto aspro a proteggere il quadro, a significare “Importanza”.

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Ma il vero e più ricorrente clichè delle immagini dei cataloghi d’arte è sicuramente la tendenza a ritrarre delle donne, generalmente bianche tra i 23 e i 33 anni, immobili a fissare il vuoto affianco alle opere. I fotografi si giustificano dicendo che è una prassi utilizzata per rendere l’idea delle dimensioni dell’opera, ma qualcosa ci dice che c’è qualcosa di più sotto. Per capire di cosa si tratta la rivista Artnet ha chiesto ad una delle dirette interessate, Alice Gregory’s ex dipendente di Sotheby’s che nella sua raccolta di testimonianze N+1 Essay, rivela i dietro le quinte degli uffici della grande casa d’asta.

“Mi hanno chiesto di posare per questo genere di fotografie diverse volte. A me e a altre colleghe. La prima volta stavo lavorando nel mio ufficio, inserendo nel database risultati di vecchie vendite. A un certo punto entra la direttrice Marketing, mi squadra dalla testa ai piedi e mi dice ‘ Bella gonna, seguimi ‘. A quell’epoca ero l’ultima arrivata al lavoro ed ho obbedito. Sapevo che c’era in corso uno shooting per il catalogo della prossima asta. C’erano molti pezzi importanti tra cui un autoritratto di Andy Warhol di proprietà dello stilista Tom Ford, che è nel consiglio direttivo di Sotheby’s. ‘Abbiamo bisogno di una persona – una ragazza – che posi affianco all’opera per rendere l’idea delle dimensioni. Devi tenere lo sguardo verso l’alto, come per sminuirti e rendere l’opera ancora più grande al confronto’. Appena entrata nella stanza un fotografo e un paio di assistenti si voltano a guardarmi e presi da un moto di euforia si guardano tra loro ed esclamano ‘ Oh mio dio è bionda! ‘ li guardo un po’ impaurita ‘ Per il contrasto. Risalterai moltissimo sullo sfondo viola dell’opera’. Ho seguito le istruzioni del fotografo e della direttrice del marketing e mi sono avvicinata al dipinto, fissandolo da qualche metro di distanza, in una posizione perpendicolare rispetto alla telecamera. Da quella posizione non potevo realmente osservare il dipinto, e non sapevo quando mi sarebbe ricapitata l’occasione di osservare un’opera di Andy Warhol così da vicino. Senza nemmeno accorgermene ho spostato il peso in avanti e ho voltato leggermente la testa, per osservarlo meglio. ‘Tesoro non sporgerti. Distogli lo sguardo, non guardare l’opera. Ho bisogno che tu sembri piccola e insignificante al confronto’. Quella è stata la prima volta che mi sono trovata accanto ad un dipinto sentendomi piccola e impotente, al servizio di un senso troppo complicato per me da comprendere.”

Dopo aver letto questo estratto del racconto di Alice, abbiamo capito due cose: la prima, è che il lavoro dei fotografi da catalogo d’arte è quello di rendere in uno scatto la grandiosità, il mistero e la complessità racchiuse nell’opera che stanno fotografando. La seconda è che lo stratagemma più immediato per raggiungere questo obiettivo sia appoggiarsi alla figura di una donna e far si che sembri più piccola e insignificante possibile. E per di più una donna non pagata per ricoprire questa mansione.

Non aggiungiamo altro e lasciamo a voi i giudizi. Per aiutare a farvi fare un’idea personale, ecco alcune immagini a testimonianza del fenomeno donne-immobili-vicino-ai-quadri

 

via artnet
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