Ma quanto è social The Florence Experiment a Palazzo Strozzi?

Tutti ne parlano. In Italia è l’attrazione del momento e su Instagram  impazzano foto e video che la immortalano. Si tratta di The Florence Experiment, nuovo progetto site specific che Carsten Höller ha realizzato per  Palazzo Strozzi (Firenze)  in collaborazione con il neurobiologo vegetale Stefano Mancuso.

 

The Florence Experiment Slides, 2018 (Scivoli nel Cortile di Palazzo Strozzi) (Rendering di Michele Giuseppe Onali). Courtesy Palazzo Strozzi

L’installazione occuperà il cortile interno di Palazzo Strozzi dal 19 aprile al 26 agosto 2018. Il progetto, a cura di Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, rappresenta un grande esperimento che unisce arte e scienza studiando l’interazione tra piante ed esseri umani. Avete capito bene. Tra piante ed esseri umani! Sì, perché l’obiettivo dell’esperimento fiorentino è dimostrare che anche le piante sono intelligenti! Il progetto, infatti, propone una riflessione moderna sul concetto di ecologia e sul rapporto tra Uomo e Natura e mira a creare una nuova consapevolezza al modo in cui l’uomo vede, conosce e interagisce con un organismo vegetale

Non a caso è stato coinvolto Höller, artista tedesco celebre per la sua riflessione a cavallo tra arte, scienza e tecnologia con installazioni che creano un forte coinvolgimento del pubblico. In più dovete sapere che prima di fare l’artista Höller era ricercatore di entomologia con un dottorato in fitopatologia. La sua The Florence Experiment prevede la partecipazione diretta del pubblico attraverso due monumentali scivoli che permettono ai visitatori di scendere 20 metri di altezza dal loggiato del secondo piano al cortile e uno speciale spazio laboratoriale nella Strozzina, collegato alla facciata del Palazzo.

Nel progetto collabora con Stefano Mancuso, uno dei fondatori della neurobiologia vegetale, che si occupa di studiare l’intelligenza delle piante, analizzate come esseri complessi dotati di straordinaria sensibilità e in grado di comunicare con l’ambiente esterno attraverso i composti chimici che riescono a percepire ed emettere.

The Florence Experiment, 2018 (Foto di Martino Margheri). Courtesy Palazzo Strozzi

Un’ opera molto social, quindi, che fa parlare di sé attraverso foto e video che immortalano le scivolate dei visitatori. Ogni settimana, infatti,  500 persone, scelte in maniera casuale per motivi legati alla ricerca scientifica, intraprendono la discesa portando con sé una pianta di fagiolo che consegnano poi in Strozzina a un team di scienziati che ha il compito di analizzare le reazioni della pianta in relazione alla discesa. Per farlo vengono considerati i parametri fotosintetici e le molecole emesse come reazione alla discesa e alla vicinanza a una persona sottoposta alla medesima esperienza. La seconda parte dell’esperimento ha luogo negli spazi della Strozzina dove sono allestite due speciali sale cinematografiche: in una sono proiettate scene di film horror, nell’altra spezzoni di film comici. La paura o il divertimento dei visitatori produrranno composti chimici volatili differenti che, attraverso due condotti di aspirazione, saranno trasportati sulla facciata di Palazzo Strozzi, influenzando la crescita di piante di glicine rampicanti disposte su grandi strutture tubolari a forma di Y e creando una sorta di grafico vegetale che illustra l’interazione tra le emozioni umane e il comportamento delle piante.

Stefano Mancuso con piantina di fagiolo. Courtesy Palazzo Strozzi

 “Con questo progetto coraggioso e originale– afferma Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore del progetto – Palazzo Strozzi diviene una piattaforma di sperimentazione totalmente contemporanea trasformandosi in un laboratorio di dialogo tra arte e scienza”.

 Accanto al valore scientifico e culturale che questo progetto sicuramente si propone non possiamo però non prendere in considerazione la studiata (e originale) strategia comunicativa che questo progetto utilizza. In un epoca in cui l’arte si fa sempre più social un’operazione del genere rappresenta sì un bel colpo di marketing pubblicitario, ma anche un modo nuovo per comunicare col pubblico. L’installazione ha quindi il merito di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, di solito percepita distante e incomprensibile, coinvolgendolo in prima persona, e stimolandolo alla riflessione attraverso un’esperienza giocosa e divertente, tutta da instagrammare e condividere.