Il lavoro di Kader Attia è una ricerca sull’influenza delle politiche coloniali sul panorama sociale di oggi. La sua è una riflessione attuale che tutti dovrebbero approfondire.

Kader Attia è un artista nato a Parigi nel 1970, cresciuto tra i sobborghi della capitale francese e quelli di Algeri. Le opere di Kader sono grandi installazioni, video o fotografie che rielaborano esperienze vissute in prima persona dall’artista per argomentare temi molto ampi come l’esclusione, il problema delle minoranze o delle ineguaglianze sociali. Durante la sua vita, che è un continuo migrare da una periferia all’altra, entra in contatto con le comunità straniere in Francia, ma anche con l’eredità francese in Algeria. La sua sensibilità artistica è infatti fin da subito rivolta a riparare (termine chiave della sua ricerca) le fratture che si sono aperte per via dello scontro culturale tra occidente e non-occidente durante il periodo coloniale. Grazie alla sua grandissima sensibilità artistica e ai temi quanto più attuali Kader è uno degli artisti più apprezzati a livello internazionale e ha all’attivo collaborazioni con le più grandi gallerie ed istituzioni del mondo come Galleria Continua, il MoMA o la Biennale di Venezia.

Ecco la sua storia e le tematiche che affronta.

Le minoranze

Il primo lavoro di Kader che ottiene l’approvazione internazionale è The Landing Streep.“Stavo camminando per le strade di Parigi” racconta l’artista alle telecamere di Bloomberg “ Ad un certo punto sento parlare due uomini in arabo, ma con una voce molto efemminata. Mi giro ed erano due transgender nordafricani. Ho pensato, wow, come sono coraggiosi. In Algeria e in generale nei paesi islamici l’essere transgender non è solo un taboo sociale, ma può risultare pericoloso. Un uomo che va in giro vestito da donna può essere addirittura ucciso.” The Landing Streep è un progetto fotografico che testimonia la vita della comunità transgender all’interno della comunità araba parigina. La minoranza della minoranza. L’artista passa molto tempo con i suoi soggetti e decide di ritrarli durante una festa, in un momento di sincera spontaneità. Nelle fotografie i pregiudizi soccombono alla naturalezza di gesti ed espressioni che accomunano le più diverse etnie. Il lavoro fu presentato e molto acclamato alla Biennale di Venezia del 2003, che gli valse la popolarità internazionale. 

via kaderattia

Il Colonialismo

Dopo aver approfondito le dinamiche interne alle minoranze etniche e sociali, Kader espande la sua ricerca a temi più ampi, tra cui la comprensione di come queste disuguaglianze siano frutto dell’eredità culturale del periodo coloniale. Oil and Sugar video istallazione del 2007 è una riflessione proprio in questo senso. L’opera consiste in una costruzione di zollette di zucchero sulla quale viene versato del petrolio nero. “Zucchero e petrolio sono stati due elementi chiave dell’economia mondiale, che hanno influenzato le dinamiche coloniali e causato molte guerre e sofferenza. In Oil and Sugar volevo descrivere come le scelte politiche ed economiche del colonialismo abbiano contribuito a trasformare le persone in merce di consumo, come zucchero e petrolio”. Man mano che il petrolio cola, le zollette diventano nere e si impregnano fino a crollare. La storia coloniale è rievocata in quest’opera per dar voce a tutti gli esclusi del mondo.

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Esclusione

L’esclusione è il tema centrale della più grande installazione di Kader Attia Holy Land realizzata su un’isola della Canarie nel 2006. L’opera consiste in una serie di 100 specchi dalla forma di lapide installate nella sabbia di una spiaggia dell’isola, al centro delle rotte che i migranti percorrono dall’Africa verso l’Europa.  “ Volevo creare qualcosa che fosse utile e si rivolgesse direttamente ai migranti che approdano sulla costa dell’isola. Ho pensato che quando si è in mare occorre sempre un segnale per avvistare la terra. Così ho scelto degli specchi, che con il riflesso del sole creano scintille di luce. La ragione per cui ho scelto la forma di una lapide è per dire loro che l’occidente non è come gli hanno raccontato e che probabilmente saranno da soli (esclusi ndr). Anche l’utilizzo di specchi veicola lo stesso messaggio.”

via 4izq

Riappropriazione

I materiali scelti da Kader per realizzare le sue opere sono sempre collegati al contenuto del messaggio. In Ghardaia, installazione del 2009, l’artista ricrea una miniatura di Ghardaia, storica città algerina, utilizzando del cous cous. Affianco al modellino accosta le foto di LeCourbousier padre dell’architettura moderna occidentale. ”Verso la fine del periodo coloniale, le potenze iniziarono una vasta operazione di edificazione lasciando segni di architettura occidentale e razionalista per tutte le colonie. LeCourbousier è stato uno dei primi architetti ad interessarsi a Ghardaia.”. Kader vede nell’imposizione dell’ estetica occidentale la causa della soppressione di alcune delle culture locali, il suo intento diviene dunque quello di riappropiarsi degli spazi architettonici in un accordo bilanciato e pacifico tra le due culture che vivono a Ghardaia “Per questo ho utilizzato il couscous per ricreare una miniatura della città e dei suoi edifici coloniali. Il couscous oltre ad essere il piatto principale nei paesi del Maghreb è simbolo di accoglienza. Ho cercato un modo per integrare le due anime e riparare il danno creato dal colonialismo”.

via tate.otg

Riparare.

Il concetto di riparazione applicato allo scontro culturale tra occidente e non occidente diventa centrale nelle opere di Kader Attia. In The Repair from Occident to Extra-Occidental Cultures presentata alla 13 edizione di Documenta a Berlino nel 2013, un grande numero di finti reperti viene catalogato e organizzato in un grosso sistema di librerie, come in un archivio. Nell’installazione si mischiano oggetti e materiali della cultura occidentale e non occidentale, come busti e maschere africane, marmo e legno. Molte delle figure umane rappresentat nell’istallazione riportano delle ferite in volto, chi per causa della seconda guerra mondiale chi per le violenze coloniali. Due ferite diverse ma uguali. “Nell’installazione ho avvicinato le ferite alle crepe che si creano in un oggetto rotto. Ricucendo entrambi gli sfregi è evidente come l’oggetto rimanga rotto, mentre il risultato su un uomo può essere quasi perfetto”.

via press area galleriacontinua

Kader Attia continua la sua attività di ricerca anche al di fuori dei circoli dell’arte contemporanea. Nel 2016 ha aperto La Colonie nel centro di Parigi, un bar e laboratorio culturale dove poter creare un dialogo aperto sui temi che interessano la sua ricerca.  Se capitate nella zona del 10th arrondissmant è tappa obbligata.