Arte Femminista: come e quando è nata, quali gli ideali, e chi sono state le grandi donne ed artiste a prendere parte al cambiamento.

Barbara Kruger

In una realtà contemporanea dove le discriminazioni di genere non paiono affatto un problema superato, l’arte può, anzi dovrebbe essere ancora uno strumento potentissimo per far sentire al mondo la voce delle donne. Da decenni l’arte femminista si applica proprio per abbattere gli stereotipi legati all’universo femminile e raggiungere una situazione di parità tra i generi. Scopriamo come tutto ha avuto inizio, quali sono stati gli sviluppi del movimento artistico femminista e quali sono le grandi donne ed artiste che hanno preso parte al cambiamento.

Le origini

Ci troviamo nei tardi anni ’60, ed il mondo intero sta inneggiando al cambiamento. Le proteste contro la guerra in Vietnam sono sempre più diffuse e sentite. I movimenti per i diritti civili esprimono un sentimento forte e condiviso. È in questo clima di grandissimo fermento che possiamo collocare le origini del movimento artistico femminista. In una situazione di generale insoddisfazione, le prime artiste femministe iniziano a far sentire la loro voce, cercando di riscrivere la storia dell’arte fino ad allora falsamente dominata dagli uomini. Un obiettivo: influenzare gli atteggiamenti culturali e trasformare gli stereotipi, creare spazi e possibilità nel mondo dell’arte per le donne che, fino a quel momento, non avevano. Queste le premesse che diedero vita all’arte attivista degli anni ’80.

Judy Chicago, The dinner party, 1974. The New Yorker.

Gli Obiettivi del Movimento

“Sfruttare” l’arte per consegnare allo spettatore un punto di vista femminile sulla società, per favorire una diminuzione delle disuguaglianza di genere.

Promuovere le artiste nel mondo dell’arte e sul mercato, fino a quel momento riservati quasi completamente agli artisti uomini.

Utilizzare nuovi media e materiali fino ad allora collegati esclusivamente all’universo femminile per espandere la definizione di belle arti ed incorporare una più ampia varietà di prospettive artistiche.

I Medium

Se il movimento femminista è senza dubbio caratterizzato dalla grande moltitudine di medium utilizzati, particolare importanza hanno assunto a partire dagli anni ’70 la Performance e la Body Art. Le Performance è stata ed è tuttora molto sfruttata dalle artiste femministe per la sua caratteristica di comunicare in maniera potente e diretta un messaggio fisico e viscerale, sfruttando l’impatto del “faccia a faccia” con lo spettatore. Per gli stessi motivi anche la Body Art si è sempre prestata perfettamente agli obiettivi delle artiste femministe, e spesso i due medium sono stata usati simultaneamente. La Videoarte, vista come possibile strumento per innescare una rivoluzione mediatica, è stato un altro medium di riferimento per le artiste del movimento femminista.

Hannah Wilke, S.O.S. – Starification, 1974-82. moma.org

L’arte femminista oggi

La rappresentazione del corpo della donna e della sessualità femminile continua ad essere politicamente carica e ad esprimere la tensione tra identità personale e pubblica. Una generazione di donne ed artiste come le celebri Kara Walker, Jennifer Linton e Mary Schepisi stanno continuando a condurre un discorso sul sessismo e sulle parità di genere. Se il movimento delle arti femministe ha originariamente aperto le porte a questo tipo di dialogo, le artiste contemporanee stanno continuando ad individuare la presenza esauriente e infinita dei suoi problemi.

Principali esponenti

Carolee Schneemann

Miriam Schapiro (Toronto 1923, New York 2015)

Faith Ringgold (New York, 1930)

Judy Chicago (Chicago, 1939)

Carolee Schneemann (Fox Chase, 1939)

Martha Rosler (New York 1943)

Barbara Kruger (Newark, 1945)

Hannah Wilke (New York 1940, New York 1993)

Ana Mendieta (Havana 1948 – New York 1985)

Jenny Holzer (Gallipolis, 1950)