Il Getty Museum in collaborazione con l’artista Mark Bradford ha lanciato Open Studio , un progetto che condivide con gli insegnanti del liceo una serie di attività artistiche pensate da artisti internazionali, da mettere in pratica con i propri studenti.

“Quando il Getty Museum mi ha chiesto di collaborare con il dipartimento educazione per realizzare un progetto rivolto agli studenti dei licei, ho pensato che la cosa migliore che potessi fare per questi ragazzi non era educare loro, ma i loro insegnanti”. Con queste parole Mark Bradford ha presentato al pubblico Open Studio, iniziativa educational pensata appositamente per gli insegnanti e non per gli studenti.

“Nelle scuola si prende molto seriamente l’insegnamento di alcune discipline, come la matematica, le lingue, la grammatica, ma non l’arte. La si etichetta come qualcosa di meno serio, qualcosa che fai dopo il vero lavoro. Al contrario, l’arte è importante.  E’ fondamentale che i ragazzi sviluppino la loro creatività, ma lo è ancor di più che imparino a metterla a frutto a livello professionale e umano. Proprio come un medico o un avvocato che mettono in pratica e a disposizione della comunità quello che hanno imparato durante gli studi”.

Mark Bradford in una lezione alla Tate via Tate

Il progetto

Ma cos’è in pratica Open Studio? In collaborazione con Bradford, il Museo ha chiesto ad alcuni degli artisti contemporanei più interessanti del mondo (Kerry James Marshall, Xu Bing, Daniel Joseph Martinez, Jon Cattapan, Catherine Opie, Graciela Iturbide, Kara Walker, Michael Joo e Carrie Mae Weems) di contribuire al progetto realizzando delle vere e proprie lezioni che illustrino attività che i docenti possono mettere in pratica in classe con i propri studenti. Tutte le lezioni sono disponibili gratuitamente in formato video o pdf sul sito del museo a questo link.
Le attività sono diverse come gli artisti che le hanno pensate: alcune sono semplici suggerimenti, altre offrono istruzioni dettagliate.
Xu Bing, artista con sede a Pechino, ad esempio, ha pensato a degli esercizi di Picture Writing, in cui si invitano gli studenti a comunicare visivamente, senza parole ma tramite immagini. Kerry James Marshall ha realizzato una lezione sulla fotografia, fornendo istruzioni più o meno tecniche per creare e utilizzare griglie prospettiche.

La lezione di Mark Bradford

Mark Bradford “Scorched Earth’ via the Hammer Museum

L’attività proposta da Bradford si chiama RE-RE-Process e comprende tre esercizi che hanno a che fare con la mappatura di se stessi e dell’esterno, elemento cardine della sua ricerca artistica.

  1. Trasforma il testo di una canzone in un’opera visiva. Scegli una canzone che ti piace, trascrivi il testo al computer. Scegli uno o più font che ti piacciono e una dimensione del carattere che ti permetta di leggere il testo da lontano. Stampa. Ritaglia le parole della canzone e disponili su un grande foglio di carta formato poster. Infine, elimina le parole che non ti piacciono, o che ti fanno sentire male o a disagio. Osserva ora quello che hai creato e prova a definirlo, è un remix? una nuova opera? dentro c’è la canzone o la visione di chi ha composto il collage?
  2. Trasforma le informazioni visive in astrazione. Prendi due fogli di carta formato poster. Su il primo crea una mappa della mensa della scuola o dell’aula di ginnastica, tenendo in conto mobili e oggetti presenti. Sul secondo foglio crea una mappa dei gruppi di persone che si muovono in quello spazio, tracciando i movimenti e le interazioni di ciascun gruppo. Pensa a come articolare le informazioni usando colori, forme e linee: punti rossi per le cheerleaders, quadrati blu per i giocatori di basket, linee gialle per come gli hipsters. Osserva i due fogli: in che modo quello che noi vediamo (astrazione) si relaziona allo spazio, all’architettura?
  3. Trasmetti la tua identità attraverso un’opera d’arte. Questo esercizio si divide in due parti. La prima consiste nel realizzare un autoritratto completamente bendati. Usa il tatto per capire i segni distintivi del tuo aspetto, forma della testa, delle orecchie etc. Mentre realizzi il ritratto non staccare mai la penna dal foglio, questo serve a mantenere la spontaneità del gesto come della interpretazione di se stessi. Nella seconda parte dell’esercizio trasforma il tuo autoritratto in un oggetto tridimensionale (una maschera, una scultura, un’istallazione). Le scelte che fai possono rivelare chi sei e come traduci la tua identità in opere d’arte. Tutto ciò di cui hai bisogno per fare arte è intorno a te. In che modo questo spunto può essere adattato a qualcosa di più specifico, ad esempio come vivi e come studi?

Il Museo

“Coinvolgendo gli artisti nello sviluppo di programmi educativi, il Getty sta cercando di facilitare lo scambio tra il pubblico d’arte e gli artisti viventi “, spiega Toby Tannenbaum, vicedirettore del Getty Museum Education Department.
“Inizialmente la decisione di Bradford di concentrarsi sugli insegnanti del liceo ci ha colti di sorpresa” continua  Tannenbaum. “Ma abbiamo voluto lasciargli carta bianca, far sì che lui stesso selezionasse il pubblico di destinazione e gli altri aspetti chiave del progetto. Non avevamo idea del suo interesse per l’insegnamento , ma siamo felici della direzione che ha preso il progetto”.
Open Studio è stato lanciato nel 2010 e l’iniziativa non è mai stata sospesa. Dopo Mark Bradford sono seguiti alla guida del progetto Jennifer Steinkamp (2011), John Divola (2012), Sam Durant (2013), Barbara Kruger (2014/15) e Harry Gamboa (2016/17).

Per Bradford, il programma è stato un “passo naturale”, dopo aver vinto la borsa di studio MacArthur, conosciuta anche come “Genius Grant”. “Che cosa ci potevo fare con quel premio? Come potevo condividerlo con gli altri?” Egli ha detto. “Sono stato molto influenzato dalla mia insegnante d’arte delle elementari, sono rimasto in contatto con lei per tutta la vita. Ci sono ragazzi che stanno per prendere la decisione di diventare artisti nella vita. Voglio che sappiano che il lavoro che fanno è importante: l’arte non è solo la “carriera facile”. Non mi sono mai piaciute le cose semplici”.