Artnet.com ha chiesto ad alcuni galleristi e curatori di fama internazionale quale sia la mostra dei loro sogni, quella che vorrebbero visitare o organizzare nel corso del 2018. Ecco cosa hanno risposto!

1) CHI: Sean Kelly, Sean Kelly Gallery NY
COSA: “Da Vinci incontra Duchamp”.

Una mostra che combina il lavoro di Leonardo da Vinci e Marcel Duchamp. Entrambi gli artisti erano dei polimeri, interessati alle arti come alle scienze. Erano entrambi uomini eleganti, famosi per la loro erudizione e per il loro genio individuale, che hanno cambiato profondamente la loro e la nostra cultura. Il loro lavoro parla alle preoccupazioni degli altri nei millenni in modo affascinante e unico.

Leonardo da Vinci , a page from Codex Leicester(1506–10).

2) CHI: Denise Markonish, curatrice presso MASS MOCA
COSA: “Il mito geniale”. Sarebbe sovversiva e completamente impossibile una mostra ispirata al mito del genio.

Dato che artisti come Eva Hesse e Robert Smithson sono morti giovani, non abbiamo mai avuto la possibilità di vederli fare davvero un brutto lavoro quando sono invecchiati, e così sono stati messi su piedistalli. In questa ipotetica mostra si potrebbero accoppiare i loro lavori con le opere fallimentari dei loro contemporanei che hanno vissuto più a lungo. Giusto per fare un paragone musicale, è come accostare Tupac Shakur a Martha Stewart e Snoop Dogg.

3) CHI: Joanna Warsza, direttore artistico Public Art Munich 2018
COSA: “La maggioranza silenziosa”.

Immagina una mostra in cui l’80% dei partecipanti siano donne, una mostra con artiste non occidentali o senza la presenza dei galleristi. Nessun focus speciale nel comunicato stampa, nessun orgoglio nei discorsi. Solo una mostra come tante altre.

4) CHI: Michael Findlay, direttore della Galleria Acquavella
COSA: “49 dal ’49”. Quarantanove opere d’arte datate 1949 realizzate da artisti americani, di età compresa tra i 21 e i 69 anni, iscritti all’ “espressionismo astratto”.

Tra gli artisti: Mary Abbott , William Baziotes, Forrest Bess, Ilya Bolotowsky, James Brooks, Nicolas Carone, Giorgio Cavallon, Elaine de Kooning, Willem de Kooning, Friedel Dzubas, Herbert Ferber, Perle Fine, Sam Francis, Michael Goldberg, Robert Goodnough, Arshile Gorky, Phillip Guston , Grace Hartigan, Al Held, Hans Hofmann, Carl Holty, Franz Kline, Lee Krasner, Alfred Leslie, Norman Lewis, Conrad Marca-Relli, Alice Trumbull, Mason Joan Mitchell, Robert Motherwell, Barnett Newman, Alfonso Ossorio, Charlotte Park, Ray Parker, Betty Parsons, Jackson Pollock, Richard Pousette- Dart, Ad Reinhardt, Milton Resnick, Mark Rothko, Anne Ryan, Thomas Sills, David Smith, Clyfford Still, Sylvia Stone, Myron Stout, Alma Thomas, Yvonne Thomas, Mark Tobey, Bradley Walker Tomlin.

Bradley Walker Tomlin’s Number 20(1949). Courtesy of MoMA. Right: Anne Ryan’sCollage, 353 (1949). Courtesy of MoMA.

5) CHI: Tina Kim, fondatrice della Tina Kim Gallery
COSA: “Nuove frontiere: il gruppo ZERO e Dansaekhwa”.

Questa mostra presenterebbe la generazione di artisti, principalmente del 1930, che ha vissuto i traumi della guerra. Guarderebbe anche a come entrambi i gruppi di artisti sfidano la tradizione ed esplorano nuovi materiali, e anche come gli artisti abbiano raggiunto il loro successo prima a livello locale e, successivamente, in tutto il mondo.

6) CHI: Irene Sunwoo, curatrice e direttrice di mostre presso la Arthur Ross Architecture Gallery e la Columbia GSAPP
COSA: una performance diretta da Andrés Jaque.

Un’opera sperimentale guidata dalla visione artistica e architettonica di Andrés Jaque dell’Ufficio per l’innovazione politica (Madrid / New York), un architetto che ha un interesse di lunga data per le performance e uno spirito veramente collaborativo. Musica di Anna Meredith e Perfume Genius e costumi di Iris van Herpen.

1. Andrés Jaque / Office for Political Innovation, Superpowers of Ten. Via Archinect

7) CHI: Naomi Beckwith, curatrice del Museum of Contemporary Art, Chicago
COSA: “Le radici performative dell’arte visiva”.

In questa mostra prevarrebbe la performance considerata alla base dell’arte visiva e come spettacolo di sole donne (anche se non dovrebbe necessariamente annunciarsi come un progetto femminista). Dovrebbe includere Claude Cahun e Carolee Schneemann. Dovrebbe essere internazionale, multi generazionale e interdisciplinare. Sarebbe uno show selvaggio, molto cinetico e con molta interattività.

8) CHI: Robbie Antonio, fondatore del Revolution Precrafted
COSA: “Masters old and new”.

Una mostra di maestri antichi, maestri moderni e maestri contemporanei, con i ritratti di Rubens, Picasso e Francis Bacon.

9) CHI: Natasha Ginwala, consulente curatoriale per documenta 14 e curatrice della CONTOUR Biennale 8   COSA: Pauline Oliveros, Lala Rukh e Chandralekha.

Una mostra onirica, uno scambio collaborativo tra la compositrice Pauline Oliveros attraverso la sua potente metodologia di “consapevolezza sonora”; l’artista Lala Rukh, attraverso le sue colonne sonore e la profonda conoscenza della musica Hindustani; e il pionieristico coreografo-ballerino Chandralekha, la cui ricerca intorno alla fisicità del tempo e del corpo come campo energetico sono tra le più notevoli. Forse questo progetto un po’ fantasy potrebbe essere intitolato riprendendo le parole di Nietzsche: “E quelli che sono stati visti ballare sono stati ritenuti pazzi da coloro che non potevano sentire la musica”.

10) CHI:?
COSA:?

Il decimo punto è dedicato proprio a voi, cari miei venticinque manzoniani lettori tra galleristi, curatori o chiunque voi siate. Quale mostra vi piacerebbe vedere nel 2018 (ma anche più avanti, non mettiamo limiti alla Provvidenza). Inviatemi le vostre idee via mail o nei commenti sui nostri social. Vi prometto che le proposte più fantasiose e interessanti saranno pubblicate in un articolo dedicato!

 

Leggi l’articolo orginale a questo link