Su un articolo della Stampa del 2008 l’autrice Francesca Schianchi si è divertita a raccogliere le scioccanti dichiarazioni che alcuni politici, tra ministri e parlamentari, avevano rilasciato in tema di arte contemporanea. Sandro Bondi all’epoca Ministro della Cultura ha dichiarato “Faccio fatica a trovare segni di bellezza nell’arte contemporanea: se visito una mostra faccio come molti, cioè fingo di capire. Ma, sinceramente, non capisco” . E ancora Maurizio Gasparri, ai tempi capogruppo al Senato del Pdl  “Rispetto tutti per non apparire ignorante, ma quando vedo quelli che magnificano robe tipo un pannello tutto grigio non so se sono stupido io o loro”. Infine il neoeletto Matteo Salvini “I tagli nelle tele? Possono pure valere miliardi, non mi dicono niente. Tantomeno la “Merda d’artista” di Piero Manzoni: è solo cacca sottovuoto”. 

Essendo sotto elezioni, la cosa mi ha dato molto a pensare. Ma davvero i nostri politici non ne sanno niente di arte contemporanea? Andando a curiosare tra i programmi elettorali dei principali candidati la situazione pare abbastanza confusa. Partiamo dal Partito Democratico: il sostegno all’impresa culturale-creativa e l’aumento degli investimenti in una non meglio identificata “cultura” paiono i cavalli di battaglia del programma riguardante i beni culturali. Il Movimento 5 Stelle si vanta di musei “a cielo aperto” dal valore “culturale inestimabile” e parla di vecchi borghi, territorio, storia e d’arte in generale . Finiamo con la Lega Nord in cui la voce beni culturali proprio non esiste (la cosa vi stupisce?!), ma si fa riferimento ad un’ “identità culturale da ricostruire e tutelare”. Escludendo quindi la Lega che non si rende reperibile, i due maggiori partiti italiani fanno delle valide proposte in termini di tutela ed investimenti , ma in nessuno dei casi parlando di beni culturali si accenna all’arte contemporanea. Le parole “arte contemporanea” non compaiono in nessuno dei programmi elettorali. Sarà una casualità ma su internet è praticamente impossibile trovare dichiarazioni recenti di parlamentari a tal proposito. Sia ben chiaro, niente voglio togliere al nostro passato (glorioso), all’importanza che ha lo studio e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, ma perché non si trova mai un po’ di spazio per il nuovo, l’attualità?

Un mio professore una volta mi ha suggerito di prendere l’abitudine di consultare le pagine culturali di tabloid inglesi o americani. Sui siti delle nostre testate nella sezione Arte e Cultura si parla di Alberto Angela e si segnala una mostra di Raffaello. Sul NewYorkTimes c’è un approfondimento sul significato dell’arte nell’era di Instagram, e si segnala una mostra collettiva di artisti emergenti chiamata “Disruptive” perché promette che le opere in mostra saranno qualcosa di mai visto. All’Università d’Arte di Berlino tra il corpo docenti figurano Ai Weiwei e Hyto Steyerl. L’Artista Internazionale Edi Rama dal 2013 è il Primo Ministro dell’Albania.

Mi domando dunque perché il presente spaventi il mio paese così tanto. Forse perché capirne il significato e le dinamiche richiede uno sforzo maggiore rispetto a studiare sui libri di scuola. Sta di fatto che temo che la nostra classe dirigente non sia attenta al mondo che la circonda e soprattutto non sia pronta per accogliere i gusti e le necessità della mia generazione. Per quanto mi riguarda continuerò a leggere le sezioni culturali di testate straniere e a sperare che Bondi, Gasparri e Salvini si rendano conto di quello che si stanno perdendo.