Di seguito un breve resoconto di fine anno che illustra quali mostre, presentate nelle più importanti gallerie del mondo, hanno emozionato e ispirato di più nel 2017 alcuni dei nostri artisti preferiti!

Adrianne Rubenstein

Sally Saul, “Knit of Identity” alla Rachel Uffner Gallery in New York

Installation view of Sally Saul, “Knit of Identity” at Rachel Uffner Gallery. Courtesy of the artist and Rachel Uffner Gallery.

“Il lavoro di Sally è un commento sugli attuali dibattiti sociali, in particolare sulla questione ambientale e sulla mercificazione del corpo femminile”, dice Rubenstein, i cui dipinti sono in mostra a Reyes Projects a Birmingham, Michigan fino al 20 gennaio. “Le sue ceramiche sono come un caloroso abbraccio. A prima vista le sue sculture sono accoglienti e hanno una sensibilità magica e disarmante. Questa mostra aiuta a riscrivere un po ‘ la storia, ed è il tipo di storia di cui voglio far parte. “

Josh Reames

Jacqueline Humphries alla Greene Naftali Gallery in New York

Installation view of Jacqueline Humphries at Greene Naftali, New York, 2017. Courtesy of the artist and Greene Naftali, New York.

“Dopo un intenso anno di sconvolgimenti sociopolitici, la mostra di Humphries potrebbe essere la prima mostra in cui sono stato in grado di guardare le opere senza chiedermi dove stia il commento sociale”, dice Reames. “Ho avuto molte conversazioni durante l’anno su come gli artisti abbiano l’obbligo di essere politicamente impegnati. In qualche modo questo show mi ha condotto in una dimensione in cui è possibile guardare i dipinti per quello che sono, invece di ciò che intendono. Il gruppo di grandi tele quadrate era intensamente dettagliato con sequenze di tasti alfanumerici impressi su una spessa vernice ad olio, con striature gestuali. Sono opere austere, elegantemente brutali e impressionanti. È il tipo di spettacolo che mi ha reso geloso per non aver realizzato io quei dipinti; e alla fine della mostra scalpitavo per tornare in studio. “

Beverly Fishman

“Elizabeth Murray: Painting in the ’80s” alla Pace Gallery in New York (through January 13th)

Installation view of “Elizabeth Murray: Painting in the ’80s.” Courtesy of PACE Gallery.

“È stato così stimolante vedere come il lavoro di Murray sia stato così brillante, innovativo e totalmente sorprendente. Ogni tela sembrava un universo a sè –  una sorta di still life con connotazioni di domesticità, ma esaltato fino a diventare un mondo dalle dimensioni avvolgenti. L’artista ha dimostrato di avere il totale controllo e padronanza della tela. Sono rimasto sconvolto dal modo in cui ogni dipinto si ponesse tra rappresentazione e astrazione,  tra pieno e vuoto. E quanto erano divertenti, selvaggi e audaci quei lavori! L’artista ha giocato secondo le sue stesse regole e quanto siamo fortunati a poterlo osservare. “

Christopher K. Ho

Kwan Sheung Chi, “Blue is the New Black,” da Edouard Malingue Gallery  a Hong Kong

Kwan Sheung Chi, “Blue is the New Black,” installation view at Edouard Malingue Gallery, Hong Kong, 2017. Courtesy of the artist and Edouard Malingue Gallery.

“E’ sempre più raro rintracciare nell’arte contemporanea occidentale il senso di smarrimento ma Kwan Sheung Chi è riuscito in pieno a suscitare questa sensazione nello spettatore “dice Ho, il cui prossimo importante progetto si aprirà nell’ottobre 2018 al Bronx Museum of the Arts. “Immagina un’ascensore che si apre su una stanza attraversata da un nastro blu; due monitor identici montati l’uno di fronte all’altro, raffiguranti rispettivamente un busto di David in bilico e una mano che gesticola silenziosamente e le riprese di un remake della scena conclusiva di Pierrot Le Fou, con protagonista il giovane figlio dell’artista. Il capolavoro di Kwan è una finzione interpretativa che smentisce le operazioni interculturali e che guarda ancora all’Occidente attraverso gli occhi di Hong Kong”

Jennifer Coates

Jackie Saccoccio al 11R in New York

Installation view of work by Jackie Saccoccio in “Sharp Objects & Apocalypse Confetti” at 11R, New York. Photo by Charles Benton. Courtesy of 11R/Van Doren Waxter.

“Questa mostra mi ha fatto impazzire: sono esposte opere su carta costituite da grovigli di gocciolamenti lineari e rapidi che simboleggiano ritratti, ma anche dipinti su larga scala  in cui Saccoccio ha riempito i piccoli spazi vuoti tra i dripping e le gocce che si allargano in tutte le direzioni. I ritratti raffigurano brandelli di psiche in decomposizione mentre i dipinti, con titoli come Place (Group), Time (Splinter) e Apocalypse Confetti, evocano il decadimento delle informazioni digitali, degli edifici, della civiltà.”

Franck Chalendard

Sadie Laska, “Nudes,” at Galerie Ceysson & Bénétière in Saint-Étienne, France

Installation view of Sadie Laska’s work in “Nudes” in Saint Étienne at Ceysson & Bénétière. Courtesy of the artist and Ceysson & Bénétière.

“In questa mostra, Sadie Laska conserva pochissime immagini della riviste che inizialmente proietta sulla tela”, afferma la pittrice Chalendard. “Ciò che rimane sono forme e curve semplificate che la nostra immaginazione può ancora associare al corpo femminile. Mi piacciono molto questi dipinti per il loro spiccato gusto per l’accentuazione ed esagerazione dei gesti, forme e punti di vista. La sensualità e la brutalità espresse da queste tele vanno ben oltre l’immaginario erotico. La pittura prende il sopravvento con il suo potere espressivo. “

Ethan Greenbaum

“Philip Guston: Laughter in the Dark, Drawings from 1971 & 1975” alla Hauser & Wirth in New York

Installation view, “Philip Guston: Laughter in the Dark, Drawings from 1971 & 1975,” Hauser & Wirth New York, 22nd Street. © The Estate of Philip Guston. Photo by Genevieve Hanson.  Courtesy of Hauser & Wirth.

“Il 2017 è stato un anno in cui io, come molte altre persone, ho guardato all’arte come un’esigenza suscitata dalla crisi politica in corso. Si tratta di una mostra di opere raramente esposte di Philip Guston. La mostra è stata inaugurata pochi giorni prima delle elezioni e presenta una serie di disegni satirici ( e brutalmente isterici) incentrati sulla vita e la carriera di Richard Nixon.

 

 

Leggi qui l’articolo originale non tradotto di artsy