Le dimissioni della curatrice Beatrix Ruf dalla direzione dello Stedelijk Museum di Amsterdam per via del suo  (troppo) intimo rapporto con i collezionisti privati, ha fatto sorgere una polemica : è eticamente corretto che i curatori consiglino i collezionisti nei loro investimenti?

Ad Ottobre la nota curatrice tedesca Beatrix Ruf, direttrice dello Stedelijk Museum di Amsterdam, più volte citata nella lista delle donne più influenti del mondo dell’arte, ha rassegnato le sue dimissioni.

La sua decisione è stata resa pubblica dopo circa due settimane di trambusto, in cui la testata olandese Dutch Media la accusava di essere al centro di un enorme conflitto di interessi. Tre gli elementi di scandalo nella vicenda:

Primo, il fatto che la donna oltre ad essere a capo di uno dei più autorevoli Musei di Europa, guadagnasse “qualche soldo extra” con la sua agenzia personale di Art Advisor la Current Matters.

Secondo, la donazione (che puzza un po’) al Museo da parte del collezionista tedesco Thomas Borgmann, di una collezione di 600 opere ( inclusi pezzi di  Wolfgang Tillmans e Lucy McKenzie).  La cosa fa scandalo quando si apprende che il collezionista in questione è azionista di un fondo d’investimento in arte da cui la Ruf aveva deciso di acquisire per conto del Museo, opere per un valore totale di 1,5 milioni di dollari.

Lo Stedelijk Museum di Amsterdam via wikipedia

Terzo il “regalino” da un milione di dollari che la curatrice ha ricevuto dal collezionista francese Michael Ringier come ringraziamento per i suoi 20 anni di carriera e prezioso supporto.

Il dato di fatto è che da quando i prezzi delle opere d’arte sono saltati alle stelle negli ultimi anni, i collezionisti sono disposti a pagare cifre da capogiro e a fare importanti donazioni per ricevere due dritte dai curatori più influenti. Ma la questione di Beatrix Ruf ci spinge a ragionare su una questione più grossa: quale tipo di relazione esiste (o deve esistere) tra collezionista e curatore? Negli ultimi anni, le regole sono cambiate? E infine cos’è più importante, chiudere un occhio per il bene di un Museo o richiedere più trasparenza?

Le Opinioni

E’ lunga la lista dei curatori che offrono consigli sulle acquisizioni ai collezionisti. In molti concordano che si tratta di una relazione eticamente corretta, fintanto che ne beneficiano tutti i soggetti coinvolti (Musei inclusi). Ma quando i soldi passano da una mano all’altra nascono i problemi.

“La percezione che i curatori che lavorano per istituzioni pubbliche facciano soldi extra non ha un buon impatto sull’ecosistema arte” ha dichiarato Rob Storr, ex professore alla Yale School of Art. “Espone le istituzioni alle note opinioni populiste sull’arte stile è tutto un magna magna, tutti ci guadagnano qualcosa“. In una recente conferenza a Londra , Storr ha allertato tutti sul pericolo che la situazione sfugga di mano, e le istituzioni Pubbliche diventino dei “grandi casinò” per i ricchi collezionisti.

Ma c’è chi la pensa diversamente, come George Goldner, ex direttore della sezione dipinti e stampe del Met ” Il lavoro del curatore è arricchire la collezione dell’istituzione per cui lavora. Se posso avvicinare un collezionista che possibilmente donerà opere, io sto facendo solo il mio lavoro, anche abbastanza bene”. Dopo aver lasciato il Met, Goldner ha iniziato a lavorare per il collezionista Leon Black.

Le Regole

Ad ogni modo, dopo le dimissioni di Beatrix Ruf alcune Istituzioni hanno cominciato a riflettere sulla possibilità di definire regole al proprio interno che disciplinano la relazione collezionista e curatore. Il comune di Amsterdam ha commissionato due report al riguardo della questione Ruf. Uno per capire se i pagamenti ricevuti dalla curatrice fossero stati regolarmente tassati e disciplinati. Il secondo verificherà la conformità del comportamento del Museo con le leggi olandesi.

Beatrix Ruf via nrc.com

“Alcune istituzioni hanno un regolamento interno che individua le caratteristiche dei servizi che i curatori possono fornire a collezionisti esterni. Molte altre non lo hanno, è una situazione che varia da caso a caso” ha dichiarato Judith Pineiro, direttrice della  Association of Art Museum Curators. L’associazione ha elaborato delle linee guida di comportamento  per i curatori che  suggeriscono di non accettare remunerazioni da parte dei collezionisti in cambio di servizi di autenticazione o art advisor .

Allo stesso tempo , il codice etico dell’ International Council of Museums afferma che i curatori “non devono accettare proposte di lavoro remunerato che va in conflitto con gli interessi del Museo per cui lavora”

Confini Sfuocati

Nonostante la presenza di codici e regole di comportamento, questo genere di relazione rimane un po’ “fumosa”, ha detto Tom Eccles, direttore del Centro di Studi Curatoriali del Bard College. “Io suggerisco ai miei studenti di non mischiarsi troppo con i collezionisti. Non devono fare i  consulenti d’arte ma i curatori”

Dal 2006, Eccles lavora come advisor per la collezionista francese Maja Hoffmann e per la sua fondazione d’arte, il LUMA di Arles. Il professore si giustifica dicendo di aver avuto l’approvazione dal preside di Bard e che il suo compenso per i servizi svolti finisce dritto nelle casse del College. Tuttavia sappiamo anche che da quando è iniziata la collaborazione, la Hoffman ha fatto donazioni pari a 7.5 millioni di dollari alla scuola e ha creato una borsa di studio per i suoi studenti. Concordiamo con Eccles che la storia, seppur a fin di bene, sia un po’ “fumosa”.

“Il problema è che un curatore importante può cambiare il mercato di un artista se inserisce una sua opera in una determinata collezione. Non solo può dire questo è un grande artista da comprare, ma può far in modo che lo dica il mercato” ha affermato un curatore. ” Di conseguenza ha il potere di far schizzare il valore della collezione di un privato alle stelle”

George Goldner ha puntato l’indice sulla giusta domanda da porsi “Se hai due persone che ti pagano e ti capita sotto mano un buon affare, a chi dai la precedenza?”

Mostra di Avery Singer presso Fondazione Sandretto curata da Beatrix Ruf via Kraupa-Tuskany Zeidler

Ma la colpa è dei Musei?

Molti sostengono che i Musei siano in parte responsabili di questa situazione. Se i curatori cercano di fare cassa in altri modi è perchè non vengono pagati abbastanza. Beatrix Ruf percepiva dal Stedelijk Museum uno stipendia annuo di 130.000 dollari. Il totale delle sue entrate nel 2016, secondo Dutch Media, ammontava però a 730.000 dollari.

E’ noto che il settore museale non sia tra i più remunerativi del mondo dell’arte, seppur siano richiesta un’alta formazione per accedervi. Secondo uno studio della UK Museum Association in Europa i curatori museali ricevono uno stipendio medio di 52.000 dollari, a fronte dei 60.000 che percepiscono i direttori. Oltreoceano la situazione è nettamente migliore, con un salario medio per i curatori Statunitensi di 143.000 dollari e di 249.000 per i direttori.

Per di più i Musei giovano del rapporto intimo tra curatori e collezionisti, specialmente in Europa dove il contributo pubblico alle Istituzioni Culturali è calato drasticamente negli ultimi anni e i curatori svolgono il ruolo di foundraiser.

“I Musei selezionano le persone da assumere in base alla rete di relazioni che queste hanno con collezionisti e persone influenti nell’arte” sostiene Eccles. “L’attività di foundraising richiede che ci sia una relazione molto stretta con i filantropi. Ma la domanda è : chi è che si contraddice in tutto questo? La risposta è il sistema in se .”

 

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