Andrea Martinucci, è giovane artista che indaga le possibilità del fare pittorico rapportandosi con il contesto digitale dei social network. Già definito “giovane promessa dell’arte contemporanea”, Martinucci ci racconta  il suo percorso artistico sviluppato  tra Milano e Roma.

 

Chi è Andrea Martinucci?
Ormai le persone si identificano tramite i social e le definizioni che troviamo online.
Per questo ti dico chi è Andrea Martinucci attraverso la mia micro presentazione su Instagram che recita così: “I used to be the good boy. Painter. Milan based”.


Definisci il tuo linguaggio espressivo come l’unione tra immaginario digitale e apparato estetico e normativo della pittura. Cosa significa?
Questa è la base su cui si fonda la ricerca che sto portando avanti negli ultimi anni. Per me è fondamentale capire in che direzione stiamo andando, laddove l’immaginario digitale è sempre più invadente nella nostra vita. Mi piace però utilizzare come mezzo quello pittorico che ha un approccio totalmente diverso da quello tecnologico. È molto più lento e rituale. Questo mi permette di donare il tempo necessario a un’opera prima di ritenerla terminata. In quel tempo non immediato posso pensare e approfondire i vari soggetti a cui sto lavorando. Credo sia fondamentale crearsi la propria bolla di pensiero. Un nido dove poter vivere e approfondire i vari aspetti della contemporaneità.

 

Andrea Martinucci; Artuu
Acrilic and pencil on canvas, 100x160cm, 2017, image copyright and courtesy of the artist

Cosa intendi quando dici che ti servi del “paradigma estetico dei social e della pop culture”?
Mi nutro quotidianamente di imput visivi donati dai social e dalla cultura pop che tende a bombardarci di immagini come se fossero delle droghe a portata di touch. Cerco di analizzare in maniera sociologica i nuovi trend e capire in che direzione stiamo andando, ponendo appunto dei modelli di riferimento visivo. Voglio capire in che cosa le persone si riconoscono. Voglio giocare con queste immagini apprezzabili dalla massa, sfruttarle e utilizzarle per miei progetti. Capire il grande carro del mondo contemporaneo è quello che mi interessa di più in primis come persona e come artista.
Detto ciò, è fondamentale sentirmi estraniato dalla mia visione personale al fine di abbracciare un punto di vista più generico e comune.

 

Dal Macro al Museo Archeologico della Maremma, dall’Arsenale di Venezia alla Fondazione Pastificio Cerere. Quanto conta per un artista emergente avere la possibilità di esporre nei musei e in enti culturali così importanti? Che opportunità di crescita favoriscono?
Per mia fortuna mi sono ritrovato a confrontarmi fin da giovanissimo con sistemi istituzionali di grande valore. Luoghi che per me inizialmente sono stati imprescendibili da un punto di vista formativo poi son diventati culle che hanno accolto alcuni miei progetti. Per un artista è essenziale avere quella sorta di sfida davanti a luoghi diversi che mettono in discussione il lavoro che si presenta. Solo davanti a queste opportunità uno riesce a crescere veramente e a capire i difetti e le potenzialità della propria ricerca.

 

Andrea Martinucci; Artuu
Installation View, Photo by Ivan Divanto, image copyright and courtesy of the artist and Ultrastudio. Show: ENDLESS BACK UP


Hai partecipato ad alcune fiere a livello internazionale? Quanto è importante nella carriera di un artista esporre le proprie opere in fiera?
Dal punto di vista fieristico invece non ho ancora una grande esperienza. Le fiere per assurdo sono i luoghi in cui le opere hanno veramente un valore quasi nullo. Non riescono mai ad emergere e a volte ricevono l’attenzione di pochi secondi. Per me l’evento fieristico è una sorta di Tinder fisico, dove in pochi secondi fai switch e cambi visione vista la quantità di materiale presente. Sto vedendo che in questi anni si sta cercando sempre di più di rendere gli stand delle vere e proprie mostre, proprio per inglobare meglio i visitatori, farli stare di più attraendoli con una mini narrazione che li invoglia a conoscere quei 10 mq delineati da linee quadrate come se fossero segnaletica stradale. Sicuramente dal punto di vista del collezionismo, le fiere sono dei momenti importanti per l’incontro multiplo tra i vari investitori. Uno dei più importanti ma non l’unico.

 

Qual è stato il progetto più importante a cui hai partecipato?
Ci sono molti progetti che sono stati importanti per me. Nell’ultimo anno mi è rimasta a cuore la mostra che ho realizzato al Museo Archeologico della Maremma; é stato emozionante vedere le mie opere inserite in un contesto così insolito e atipico. Di sicuro non mi sarei mai immaginato di vedere il mio mac dipinto di fianco a dei libri del XIV secolo realizzati dai monaci amanuensi. Inoltre è stato bello aver partecipato a questa mostra con maestri, colleghi  e amici artisti che stimo come Boetti, Pozzi, Broomberg & Chanarin, Samorì, Casoni e altri.

 

Andrea Martinucci; Artuu
Installation View, Photo by Carlo Bonazza, image copyright and courtesy of the artist and Museo Archeologico e D’arte della Maremma. Show: FOREVER NEVER COMES

Le tue città sono Roma e Milano. Come cambia il panorama artistico e di mercato tra le due città?
Hai detto bene, ormai le mie due città son Roma e Milano. Qualche anno fa non ti avrei risposto così. Ho iniziato a dialogare in maniera più intensa con Milano negli ultimi due anni. Prima dovevo capirla. Ho preferito osservarla e capire meglio meccanismi e approcci che si stavano creando qui. Le due città hanno panorami artistici molto ben diversi. A Milano sicuramente c’è una ricerca estetica che guarda di più cosa succede all’estero. A volte fin troppo e cerca di simularla perdendo tutta la verità che contraddistingue un buon lavoro. Roma invece ha bisogno di tempo per assorbire le novità. Preferisce il conosciuto allo sconosciuto, il tempo lento alla velocità. Per me è fondamentale avere tutte e due gli approcci per poterli sfruttare meglio in ogni situazione in cui mi trovo a lavorare. Sicuramente il mercato è molto più visibile a Milano. Esistono più spazi che fanno ricerca e che riescono ad osare di più avendo un sistema economico più solido. A Roma però ultimamente stanno emergendo delle situazioni interessanti e io sono molto contento di questo.

 

Artista-Curatore-Gallerista: in che rapporto stanno tra loro queste tre figure e come potrà evolvere questa triade all’interno del futuro sistema dell’arte contemporanea?
Su questa domanda potremmo stare a parlare per ore. Prima l’artista aveva bisogno in maniera estrema di qualcuno che riuscisse a far conoscere e vendere il proprio lavoro. Non riusciva a gestire per bene tutta la parte di pubbliche relazione e si concentrava unicamente sul proprio lavoro. Ora invece è diventato fondamentale dedicarsi anche a questo. L’artista non è più solo un “lavoratore” assorbito da quello che fa e ha capito che per emergere deve essere una figura presente anche durante le dinamiche sociali. Facendo così il curatore che prima aveva un ruolo centrale si è ritrovato ad essere una sorta di co-socio dell’artista. C’è bisogno di dialogo tra i due e una visione comune anti piramidale. Il gallerista invece ha perso notevolmente la voglia di scoprire e ha bisogno di lanciare qualcosa di già lanciato per una questione di sicurezza. Forse gli ultimi dovrebbero armarsi di più coraggio e proporre sempre qualcosa di nuovo, anche a favore degli artisti italiani che molto spesso vengono snobbati e lasciati in un secondo piano perché poco esotici. Su questo argomento c’è tanto, tanto e tanto lavoro da fare. Spero che nei prossimi anni si possano ricreare i giusti equilibri per un sistema più lineare e chiaro.

 

Galleria e Project Space: cosa cambia? In quanto artista dove ti trovi più a tua agio e quale delle due realtà è destinata a crescere e diffondersi maggiormente?
Ultimamente mi capita di lavorare molto spesso con i Project Space. Sono due reltà molto diverse tra di loro. I PS stanno avendo sempre di più un ruolo fondamentale nel sistema dell’arte proprio per la qualità dei progetti che stanno sviluppando. Come vedi gli artisti e la loro maggiore autonomia sta creando nuove dinamiche che sempre di più andranno a cambiare le regole del mercato.

Andrea Martinucci; Artuu
Installation View, Photo by Irene Gittarelli, image copyright and courtesy of the artist. Show: WELCOME BACK BILLY

I tuoi prossimi passi a livello di progetti futuri e di evoluzione del tuo percorso artistico?
Sul mio cellulare, che ormai è diventato il mio taccuino, sono stracolmo di note su progetti futuri che voglio realizzare. Ho tutto in testa, piano piano metterò in pratica ciò che fino ad oggi è lasciato nei meandri del digitale. Bisogna dare il tempo al tempo. Nell’arte bisogna aver pazienza e cura.

www.andreamartinucci.com