27-09-17/ 03-10-17: le fashion week si chiudono all’ombra della Tour Eiffel.

New York, Londra e Milano hanno generosamente offerto diversi punti di contatto tra arte contemporanea e collezioni in passerella, ma la Ville Lumière primeggia per ispirazioni, suggestioni e collaborazioni.

Da quando, nel lontanissimo 1903, Monsieur Paul Poiret aprì la prima maison di Moda al mondo, Parigi è La Città della Moda. Nonostante le altre capitali rivaleggino con la cugina francese ormai da decenni, il suo primato è inattaccabile.

Qui le proposte più eccentriche e sperimentali si trovano a convivere con le maison dai gusti più raffinati e gli emergenti hanno la possibilità di partecipare allo stesso calendario in cui troviamo i nomi più illustri di tutto il fashion-system.

Va da sé che nessun altro terreno è tanto fertile in tema di ibridazioni.

Le collezioni Spring/Summer 2018 non disattendono le aspettative, Parigi si conferma luogo d’elezione per contaminazioni e sinergie.

Proviamo dunque a ripercorrere i passi salienti di questi sette, intensi, giorni.

Il marchio Christian Dior si è sempre caratterizzato per un’attenzione particolare alla sensibilità femminile. Lo scorrere del tempo non ha intaccato questo presupposto e, da quando è la nuova direttrice creativa del marchio, Maria Grazia Chiuri ha deciso di continuare questo dialogo di antica memoria.
Le sue collezioni sono vere e proprie ricognizioni sul concetto stesso di femminilità e “nuovo” femminismo, due idee che il suo lavoro cerca continuamente di raccordare, così, se nel recentissimo passato l’abbiamo vista alle prese con una proposta ispirata da Georgia O’Keefe, la Chiuri elegge Niki de Saint Phalle, ex modella e unica esponente femminile del nouveau realisme francese di metà Novecento, musa per la prossima primavera/estate. 

Le figure mitologiche che popolano il lavoro della Saint Phalle divengono motivi decorativi per capi dal sapore marinaresco e maglieria preppy mentre, come del monumentale Giardino dei Tarocchi creato a Capalbio dall’artista, la poetica straniante degli specchi frantumati avvolge tutto: scenografia della sfilata e al tempo stesso applicazione per gli outfit serali. L’indagine della Chiuri sulla donna è profonda e, stagione dopo stagione, i suoi abiti ci raccontano a quale stadio di avanzamento si trovi. Why Have There Been No Great Women Artists? È l’interrogativo con cui la fashion designer decide di aprire il suo fashion show e al quale tenta di dare una risposta nella sua sfilata distribuendo il saggio della storica dell’arte Linda Nochlin.

Con il piglio avanguardista che da sempre la contraddistingue, Rei Kawakubo presenta una collezione che vuol essere proiezione delle fantasie umane. In tempi oscuri e pieni di paura l’immaginazione più innocente, quella magia tipica dello sguardo dei bambini, sembra essere l’unica via di uscita.
Dai manga nipponici alla pittura fiamminga, fino all’Arcimboldo. La potente suggestione di Comme des Garçons è servita…

Altrettanto surreale e onirica la bella stagione firmata Undercover. Jun Takahashi si rifà alla ritrattistica all’amica Cindy Sherman: sfilano maxi-stampe del volto dell’artista in un clima che, per atmosfere e pose, ci riporta ai set di Stanley Kubrick….

La pittura di Malevich è l’orizzonte dichiarato a cui tende Valentin Yudashkin, i drammatici blocchi di colore firma dell’astrattista russo, caratterizzano tutta la sua S/S 18, mentre Coach 1941 offre il suo personale tributo ai graffiti di Keith Haring.

Con attitude da pigmalione Faith Connexxion, da sempre orientato su una moda che potremo definire una rilettura chic del DIY americano, decide di ingaggiare stilisti in erba per arricchire la propria collezione. Il collettivo napoletano NTMB (Never Too Much Basics) realizza per il brand francese i capi scarabocchiati, mentre l’australiano 20-something Austin Blaisdel fornisce il denim che compone la jeanseria, per l’occasione appositamente scolorita sopra ad un rooftop di Los Angeles.

Per la primavera/estate 2018 proseguono la collaborazione del collettivo EachxOther  con il landscape artist e poeta situazionista Robert Montgomery, ormai interno alla fashion-house stessa, e quella di Bernhard Willhelm con Stephan Mayer e Carsten Flock. Quello di  Willhelm in particolare rappresenta uno dei pochi esempi di  realtà creativa divincolata dal mercato: “Sto cercando di esplorare nuovi modi di esistere in quanto designer…”

Da citare all’interno del botta e risposta tra arte contemporanea e Paris Fashion Week anche Jacquemus che si appropria degli spazi del Musée Picasso (inediti per la moda) e la proposta di Giambattista Valli, sulla quale aleggia la storia d’amore tra l’artista Mario Schiffano e l’intellettuale aristocratica Nancy Ruspoli. “Partono per New York, lei si mette i jeans, si taglia i capelli per lui. Che si trasferisce da Trastevere a palazzo Ruspoli. Studia francese, inizia ad avere la r moscia” i due si fondono in un unicum e “trovo sia importante il ruolo dell’artista, ma molto più importante quello della musa” spiega Valli.

Per finire segnaliamo Albert Kriemler che fa di Alexander Girard, le sue bambole in legno e le sue plywood sculpture il leit motiv della collezione Akris S/S 18.

Grandi marchi e brand in ascesa, artisti da manuale di storia e altri che aspirano ad entrarvi, le settimane della moda si concludono qui, ma solo per il momento perché, come disse una volta John Galliano “la moda è prima di tutto l’arte del cambiamento…”