È un digital illustrator e designer freelance con base a Londra. Ha lavorato per importanti committenti come British Airways, PC World, BBC e T-mobile. Il suo lavoro è molto versatile e rintracciabile ovunque, dagli screensaver per cellulari alle VIP lounges e gli appartamenti di lusso. Forse lo avete sotto gli occhi anche ora, solo che non lo sapete…Vince Fraser si racconta ad Artuu.

 

© Vince Fraser |  Photographer: HARMONY HALO / Creative Direction / Model: JULIUS REUBEN

 

Partiamo dal principio…La tua è una formazione da interior designer, come approdi alla digital art?
Fin dalla fase embrionale della mia produzione sono sempre stato orientato alla grafica. Per questa ragione, quando frequentavo l’università (molti, molti anni fa), i miei mentori hanno sempre sottolineato come fossi capitato nel corso sbagliato.

Come definiresti il tuo lavoro? Qual’è il tuo concetto personale di digital art?
Direi che riflette la mia indole personale: qualche volta affascinante e qualche altra un pò caotica. Tendo ad avere mood differenti per giorni diversi e, ovviamente, questo si riflette nella mia produzione. Ad esempio è molto visibile nei miei pezzi recenti di motion art.

Parlaci dello spirito che c’è dietro ad un’opera di Vince Fraser…
Amo creare una Visual Art che catturi chi la osserva e lo trasporti in un viaggio. Se dovessi definire tutto ciò in altri termini potrei categorizzarlo come incantatore, allucinato, ipnotico o anche surreale. Se possiede una o più delle caratteristiche appena menzionate, allora quello è un lavoro di Vince Fraser.

L’immaginario anni 70′ è molto presente nelle tue opere. Perché questo periodo in particolare? In che modo ti influenza?
Penso questo valga per i miei lavori più vecchi, ma non si addica alle opere recenti. Crescere in quegli anni ha esercitato un’influenza indiscutibile sulla mia vita e questo ha condizionato il mio operato. Per me è stato un periodo davvero grandioso per quanto riguarda la moda, l’arte e il design; senza dimenticare serie tv come L’uomo Bionico e Spazio 1999, show dall’alto contenuto futuristico.

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© Vince Fraser | Photographer: ARAFAT AWO / Body paint Artist: AYOMIDE KASILI

Quanto è importante per la tua identità il riferimento afro-centrico?
Sono molto in sintonia con le mie radici Jamaicane, la cultura caraibica e le discendenze africane. Identificarmi con il passato e, ancora di più, con il presente di quella terra, dalle maschere tribali in legno alle sculture figurative e gli altri oggetti decorativi provenienti dall’Africa Orientale e Centrale, mi fa sentire più vicino alle mie radici.

Il web è da sempre un tema che provoca dibattiti: c’è chi lo pensa come un messia tecnologico giunto sulla terra per cambiare il nostro mondo per sempre, e altri che invece vedono in esso una maledizione che porterà l’umanità al collasso. Tu sei un insider di questo universo, qual’è il tuo personale punto di vista? La Rete rappresenta più un’opportunità o un rischio?
Il ruolo di un artista può essere quello di condurre, seguire, elevare o provocare. L’arte può riflettere la vera essenza dell’umanità come essere qualcosa di puramente estetico. Bella, politica, accessibile, espressiva e anche critica: sono tutte sue possibilità. Per me dovrebbe essere un riflesso o un’estensione della tua personalità. Per questo molti dei miei lavori recenti sono fortemente ispirati dalla cultura africana. Penso che l’introduzione del world wide web abbia definitivamente dato la possibilità ad artisti e creativi di essere più accessibili, connette e coinvolgere chiunque vogliano. Grazie a piattaforme come instagram si sono finalmente aperte le porte di opportunità impensabili prima dell’avvento del web.

In un mondo che segue queste dinamiche qual’è il ruolo dell’arte? Quale la sua missione?
Creare la bellezza, e qualche volta attraverso lavori provocatori. Dare vita a qualcosa che faccia pensare a chi lo osserva “Cosa sto guardando…” ma in senso buono.
Aprendo la mia arte nera e surreale ad un nuovo orizzonte mi piacerebbe essere considerato un visionario in futuro. Al momento non vedo molti artisti neri fare ciò che faccio io, quindi un domani potrei essere reputato uno dei capostipiti di questo filone.

 

© Vince Fraser | Photographer: LYRA OKO / Make up Artist : @MDEIZIMAKEUP / Model : ANJILILAURA

 

Sul sito www.vincefraser.com si legge: “Vision is the art of seeing what is invisible to others” (la visione è l’arte di vedere ciò che è invisibile per gli altri). Parlaci di questo super potere…
Ah ah, è una citazione di Johnathan Swift, uno scrittore del diciassettesimo secolo. La mia interpretazione personale è che vedere le cose in modo creativo sia davvero un dono o un super potere. Avere la Visione è qualcosa che nessun bagaglio formativo o pratica persistente ti può dare, è senza limiti né confini. Ce l’hai oppure no…possiamo chiamarla magia?

Questo spazio si occupa in particolare delle connessioni tra arte e moda. Cosa pensi in merito a questo dialogo? Cosa condividono queste due entità?
Penso ci sia sempre una relazione tra arti visive e moda, è qualcosa di evidente fin dall’albore dei tempi. Per me la moda è una forma d’arte. Lo dimostrano talentuosi designer come Alexander McQueen, Philip Treacy e Iris Van Herpen: loro spingono perché gli abiti divengano complesse opere d’arte.

Per concludere, a cosa stai lavorando in questo momento? Qual’è il prossimo passo per la tua arte?
Sto lavorando ad un progetto fantastico che implica la creazione di una nuova brand identity per un famoso musicista (non farò alcun nome). Questo lavoro coinvolge direzione artistica, fotografia, illustrazione e motion art; è un processo in continua evoluzione, ma molto godibile al tempo stesso. Il mio prossimo passo sarà quello di spingere oltre i confini, impegnandomi in modo creativo e innovativo. Io la chiamo l’evoluzione tra arte, fotografia e motion.

 

Vince Fraser | Photographer : Unknown / HIP HOP ARTIST : BIG BOI