Nonostante la fine dell’estate sia ormai alle porte, il mese di settembre è uno tra i più caldi per il fashion-world.


È in questo periodo infatti che, con quasi un anno di anticipo, la moda ci racconta come ci vestiremo nella prossima primavera/estate.

Tra metri di tessuto impiegati (forse sarebbe più giusto parlare di chilometri), le infinite falcate delle modelle in passerella e milioni di flash che abbaglieranno prima New York, poi Londra e Milano, e infine Parigi, prende il via una vera e propria kermesse di nomi, stili e tendenze che aspirano ad imporsi come futuri must. Vanno in scena le settimane della moda, un panorama perfetto per il nostro focus. Così, settimana dopo settimana, outfit dopo outfit, vi racconteremo di una moda che parla di-e-all’arte.

New York, 7-14/09/2017. Per la Grande Mela la seconda settimana di settembre si apre all’insegna delle sfilate. Ogni tappa di questo istrionico tour si caratterizza per una propria cifra, se Parigi e Milano si contendono la corona di reginetta del ballo, Londra è trasgressiva, e NY è il cuore dello street style e dello sportswear.

Audra SS18 | via vogue.com

È questo animo a stelle e strisce l’elemento che Audra Danielle Noyes cerca di miscelare con l’attenzione ai dettagli tipica della couture europea. Per la sua Audra, la stilista nata a Philadelfia (o Philli come la chiamano affettuosamente gli autoctoni), si concentra sul tema della rinascita. In quest’ottica, sugli abiti creati dalla Noyes fioriscono le applicazioni. Il tutto liberamente ispirato dai delicati disegni di carta di riso dell’artista brasiliana Mira Schendel.

Mira Schendel | via globalfineartawards.org

“Sono rimasta incantata dalla natura dei suoi contorni, così semplice”. Pittrice, poetessa e scultrice  Mira Schendel (1919-1988) è considerata una degli artisti contemporanei più importanti del Brasile e dell’America Latina in generale, tuttavia non è originaria di questa terra. La sua biografia ci racconta di una ragazza che, nata in Svizzera e cresciuta in Italia, esausta di scappare dalle persecuzioni razziali, giunge in Brasile, sua vera terra promessa, a trent’anni (1949). La sua produzione è piena di strade interrotte e nuovi percorsi intrapresi, dall’astrattismo al figurativismo che ricorda da vicino Alfredo Volpi, uno degli autori chiave del modernismo italico e, fatalmente, altro italiano migrante in Brasile. Dalle sculture realizzate con carta di riso intricata alle installazioni di giganteschi oggetti grafici trasparenti montati su lastre di vetro. Dalle centinaia di stampe monotipo ai complessi dipinti che esplorano tematiche profonde legate alla religione e la filosofia. Senza escludere nessun orizzonte, Heidegger, il cattolicesimo e l’I Ching trovano tutte uno spazio armonico all’interno della sua opera.

Mara Hoffman nomina come proprio referente artistico Kerry James Marshall. Originario dell’Alabama e autore di sculture e dipinti su larga-scala,Marshall ha incentrato tutta la sua produzione artistica sull’impegno civile. Non solo principi, per l’artista Black Power e Diritti Civili sono le uniche coordinate possibili. Come Marshall, anche la Hoffman orienta tutto il suo lavoro su un preciso impegno: ridurre al massimo l’impatto ambientale utilizzando materiali riciclati ed organici di prima qualità.

L’arte contemporanea è il punto di partenza da cui solitamente muovono le idee Zhang e Lin per il loro PH5. Per la Bella Stagione 2018 il tandem creativo guarda a Marc Quinn, Thomas Stimm, and Dieter Huber e, nello specifico, a come queste personalità abbiano plasmato il concetto di natura nella loro opera. Per questo le modelle che indossano i loro capi si muovo tra fiori sia veri che artificiali. Elementi floreali che vengono puntualmente stilizzati, scomposti e ricomposti nei loro outfit.

All’insegna di questo macro trend che vuole una moda impegnata a riflettere sulla natura, sul nostro modo di viverla e rappresentarla, si installa la collaborazione di Whit con Helen Dealtry. Per la sping/summer 2018 disegnata da Whitney Pozgay l’artista di Brooklyn realizza una serie di immagini che immortalano una flora rigogliosa, fasi lunari ed enormi fiori antracite.

Sempre all’ombra della Statua della Libertà sfila Cédric Charlier. Lo stilista belga prodotto dall’Italianissimo Aeffe Group, parte da una scultura: Felipe di Todd Knopke. La sua nonchalanche sofisticata lo attrae irrimediabilmente.  L’idea è un po’ quella di giocare con i paradossi, di creare contrasti armonici tra effetti sofisticati e mood nonchalance, come emerge da quest’immagine. Ne ho ripreso anche i toni del rosa e dell’oro”. La chiave della visione di Charlier risiede nel gioco di sovrapposizioni e stratificazioni in cui pulizia lineare e dettagli vistosi, maschile e femminile, convivono serenamente.

Sterling Ruby, poliedrico artista americano, firma invece la scenografia per il fashion-show Calvin Klein.

Raf Simons, al timone dello storico brand, dichiara di optare per una moda che si assume dei rischi e non si compiace di se stessa. Lo fa appropriandosi della cultura americana attraverso i ritratti di Sandra Brant e Dennis Hooper ad opera di Andy Warhol, le cheerleader e i film horror. Il sodalizio tra Ruby e Simons è di lunga data; i due iniziarono a collaborare nel 2008 quando l’artista progettò per il designer la boutique di Tokyo, da lì non si lasciarono più. L’anno dopo lo stilista utilizza le pezze in denim scolorite dall’artista per una linea di jeans e giacche. Nel 2012 Simons seleziona alcune opere di Ruby come pattern degli abiti creati per la Haute Couture di Christian Dior. Quest’anno i due hanno ridisegnato insieme il flagship store newyorkese di Calvin Klein: “New York City. America. Calvin Klein. Sterling e io abbiamo molto in comune quando si tratta di pensare a vestiti, ambiente e atteggiamento, così ho pensato che poteva essere fantastico lavorare con lui in diversi spazi per ridefinire la mia visione della società“.

Prima del suo show Adam Selman dichiara:“Le Persone fuggono al suono America come se fosse una brutta parola..io voglio corrergli incontro, abbracciarla”. E cosa c’è di più americano del blue-jeans? È così che una mostra di Georgia O’Keeffe presso il Brooklyn Museum diventa il punto di partenza per la sua primavera/estate. Futura moglie di Alfred Stieglitz, dopo una prima fase fortemente astrattista, la O’Keffe (1887-1986) raggiunse la popolarità grazie a pitture ad olio dal grande formato in cui i dettagli degli edifici di New York assumevano dimensioni macroscopiche. Selam sente una forte connessione con l’artista, anche grazie alla sua predilezione per il denim: in un periodo in cui erano solo i cowboy ad indossarlo,  la pittrice lo sceglie elevandolo ante-litteram a cult americano. Altro riferimento all’artista nata nel Wisconsin è la scelta dell’Iris: stampato su orli e polsini di molti capi, è l’elemento principale della scenografia pensata per lo show dall’artista Daniel Murphy.

Le settimane della Moda sono iniziate solo da pochi giorni e le ibridazioni, i riferimenti e le collaborazioni sembrano moltiplicarsi sulle passerelle a vista d’occhio.

Stay tuned!