In “Adam Ruins Everything” il noto comico Adam Conover parla e soprattutto attacca praticamente qualunque cosa. Questa volta è toccato al mercato dell’ arte contemporanea definito “a real scam” , una vera truffa. 

 

Adam Ruins Everything – L’ arte contemporanea è una truffa. Il 9 agosto College Humor Media, società leader dell’intrattenimento online, ha lanciato sul suo canale YouTube il quinto episodio della seconda stagione della serie “Adam Ruins Everything”, ideata ed interpretata da Adam Conover.

La serie si pone l’obiettivo di portare alla luce, attraverso brevi video sarcastici, verità celate e spesso sconcertanti riguardanti i più disparati argomenti di attualità. In “Adam Ruins Everything” si parla e soprattutto si attacca praticamente qualunque cosa. Anche il mercato dell’arte.

L’episodio in questione titola infatti “How the fine art market is a scam”, ovvero “Perché il mercato dell’arte è una truffa”.  

Inutile dire che quando il video è apparso sulle nostre bacheche non abbiamo potuto fare a meno di guardarlo (insieme ad un altro milione e mezzo di persone). E dopo esserci fatti anche qualche risata, (il gallerista con i baffi ed il naso finti all’asta è straordinario), abbiamo deciso di analizzare i vari punti che Adam Conover ha cercato di toccare, e condividere con voi la nostra opinione.

La prima critica mossa da Adam Conover riguarda il tema, ampiamente discusso, delle manovre di mercato messe in atto dalle gallerie d’arte contemporanea. Secondo il comico americano la lobby dei galleristi si arricchisce promuovendo artisti, indipendentemente dal loro valore artistico, attraverso strategie di manipolazione dei prezzi, favorendone la diffusione esclusivamente all’interno di collezioni prestigiose per accrescerne ulteriormente il valore di mercato.

Certo, i vari Gagosian e White Cube sono in grado di far lievitare il valore di mercato di un artista. Anzi, è una parte fondamentale del lavoro di galleria. E certo, sono attività che dialogano e fanno affari più che altro con realtà elitarie, favorendo l’ingresso dei propri artisti in collezioni private di prestigio, applicando, se necessario, “prezzi di favore” ai loro collezionisti più stretti, che tuttavia difficilmente scendono sotto il 15% di quello “standard”.

In questi primi sketch Adam Conover fa riferimento ai colossi del mercato dell’arte contemporanea. Ricordiamoci che tuttavia esistono migliaia di gallerie nel mondo che, con risorse decisamente meno ampie di Marian Goodman, espongono, promuovono e fanno conoscere al pubblico artisti emergenti, affiancandoli durante i loro primi passi sul mercato, curandone gli interessi. Crescendo insieme, neo artisti e galleristi.

Poi, che oltre alla promozione artistica esista un discorso di promozione economica, siamo tutti d’accordo.

Seconda questione spinosa affrontata da Adam Conover è la vendita in asta. La sua opinione è chiara: il sistema delle aste è una farsa volta a far alzare il valore di mercato di alcuni artisti per soddisfare gli interessi dei grandi dealer di settore.

Anche qui il comico americano fa di tutta l’erba un fascio. E’ vero, durante un’asta da Christie’s di arte moderna e contemporanea si sviluppano senza dubbio dinamiche di mercato volte ad accrescere il valore di uno o più artisti per soddisfare gli interessi di alcuni dealer di settore, ma stiamo sempre parlando degli appuntamenti più esclusivi dell’arte contemporanea internazionale. In tutto il resto delle case d’asta questo tipo di dinamica difficilmente prende forma, o comunque non in una maniera tanto inavvicinabile.

La pratica del “chadelier bidding”, a cui fa riferimento Conover, è molto comune. Si tratta delle offerte fatte da alcuni presenti in sala in accordo con la casa d’asta stessa. Tuttavia, solitamente, non ha lo scopo di far crescere il prezzo dell’opera per interessi particolari, ma di far superare la soglia del prezzo di riserva, ovvero quello concordato con il proprietario, ma nascosto al pubblico, da raggiungere per concretizzare la vendita.

Conover porta avanti la sua critica affermando che le gallerie d’arte sono un ottimo luogo per riciclare denaro sporco e le donazioni di opere d’arte, dal valore gonfiato, sono una fantastica via di evasione del fisco.

Anche in questo caso è la generalizzazione di Conover a colpirci. Certo, la deregolamentazione del settore, oggi tuttavia sempre più controllato, ha certamente favorito negli anni la diffusione di operazioni sul mercato dell’arte poco limpide dal punto di vista fiscale. Ma questo fenomeno certo non ha riguardato la maggior parte delle gallerie d’arte e delle donazioni di opere nel mondo, ma solo quella fetta di operatori disposti a delinquere che, come in ogni settore, anche nel mercato dell’arte esistono. Oggi le regolamentazioni interne ai paesi dove avvengono la maggior parte delle operazione del settore, vedi gli Stati Uniti, stanno mettendo un forte freno a questa tendenza.

Il mondo dell’arte è solo una menzogna, si tratta solo di soldi e riguarda solo chi fa parte di questo stupido club snob. Si conclude con questa provocazione “How the fine art market is a scam”. Un generalizzazione, come del resto tutto il video, che mette fine alla valanga di accuse mosse da Conover verso tutto il settore dell’arte contemporanea.

Non c’è dubbio. Quello di cui parla Conover è una parte del mercato che esiste, potente, ricca, ma senza dubbio una piccola fetta di questo mondo fatto di grandi, medi e piccoli attori.