La “migliore galleria d’arte al mondo” era una frode da 100 milioni di dollari.

 

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L’11 Dicembre 2008 Bernard Madoff, Broker di Wall Street ed ex presidente del Nasdaq, viene arrestato a New York. La sua società di investimenti, la “Bernard L. Madoff Investment Securities LLC”, si rivela un gigantesco schema di Ponzi.

Immaginate per un istante che la vostra reputazione professionale sia talmente elevata da permettervi di offrire con credibilità una possibilità di investimento estremamente remunerativo ai vostri conoscenti. Inizierete così una raccolta di capitale. A differenza di quello che direte alle persone coinvolte, quel capitale racimolato non lo investirete in nulla. Semplicemente lo accumulerete, o lo spenderete per affari personali,  pagando gli interessi promessi agli investitori, nel caso di Madoff il 20%, con il denaro che nuovi investitori immetteranno nel vostro fondo.  

Illegale e destinato inesorabilmente al collasso, lo schema di Ponzi ha come unico scopo l’arricchimento di chi lo gestisce, facendo perdere la cifra investita a chi ne prende inconsapevolmente parte.

Chiunque decida di organizzare una frode utilizzando lo schema di Ponzi, o sistemi di truffa simili, da esso derivati, deve necessariamente sfruttare un’attività di copertura per illudere gli sprovveduti partecipanti che i proventi dell’investimento derivino da un’attività reale, e non semplicemente dall’acquisizione di nuovi “polli da spennare”.

Il finanziere americano aveva la “Bernard L. Madoff Investment Securities LLC”, la sua società di brokeraggio e consulenza a Wall Street.

Lawrence Salander aveva invece la galleria d’arte newyorkese Salander – O’ Reily.

La Salander – O’ Reily non era un galleria qualunque. Nei primi anni 2000 vantava una delle più importanti collezioni al mondo di arte rinascimentale e barocca. La sua sede nel pieno centro di Manhattan aveva l’aspetto di un sontuoso museo. Nel 2003 Robb Report la indica come la migliore galleria d’arte al mondo.

Lawrence Salander, gallerista, mercante, uomo d’affari, aveva una caratteristica inconsueta ed irresistibile. Offriva di frequente ai suoi amici del jetset newyorkese qualcosa di speciale: una grande possibilità di guadagno.

Si trattava spesso dell’acquisto di una o più opere d’arte per le quali il gallerista affermava di avere già un acquirente finale, di aver bisogno solo di un po’ di liquidità per concludere l’affare, che fidandosi di lui e dandogli quel denaro si sarebbe guadagnato fino al 50% di margine sulla cifra iniziale. E come non farlo, come non fidarsi di un uomo con la sua reputazione?

 

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Nel 2004 John McEnroe riceve una proposta dal gallerista: acquistare la metà di due opere del pittore Arshile Gorky per una cifra complessiva di 2 milioni di dollari. La situazione è la solita. Salander afferma di avere un acquirente che comprerà sicuramente le opere per una cifra del 50% superiore. L’ex campione di tennis ci sta.

Peccato che, una volta sborsata la cifra, McEnroe fa’ una scoperta agghiacciante.

Le due opere di Gorky di cui era convinto di essere divenuto in parte proprietario erano state rivendute da Salander ad un terzo acquirente ad una cifra decisamente più bassa di quella di mercato, ed usate inoltre come garanzia per un prestito di oltre 2 milioni di dollari chiesto e concesso dal gallerista dalla Bank of America.

 

Cosa stava accadendo?

McEnroe, denunciando Salander per l’accaduto, porterà alla luce una situazione sconcertante: risultano essere oltre 26 le persone truffate dal mercante d’arte newyorkese, tra cui appaiono i nomi di Robert De Niro, John Landau (il manager di Bruce Springsteen) e la Renaissance Art Investors, una compagnia specializzata nell’investimento in pittura Old Master.

Salander, come Maddof e come la stragrande maggioranza dei truffatori, copriva i propri debiti e manteneva uno stile di vita agiatissimo utilizzando il denaro che ignari investitori gli affidavano convinti di fare un grande affare.

La cifra ottenuta da Salander ingannando per anni amici e conoscenti pare essere significativamente superiore ai 100 milioni di dollari.

 

Photo via NY times

Quello di Salander è un caso d’eccezione nel mondo delle frodi in arte, una testa di serie delle truffe. Qualcosa di poco comune ed insospettabile.
Tuttavia il mercato dell’arte, la sua deregolamentazione, le trattative tra privati e le lunghe catene di intermediari, si prestano molto bene a questo genere di operazione truffaldina, anche se in scala ridotta. Di Salander in giro ne esistono sicuramente altri, purtroppo. Quel che potete evitare è essere voi a rimetterci dei soldi. In questa giungla non ci si può fidare di nessuno.