100 opere che raccontano il clima. Il Museo d’Orsay abbraccia la responsablità ecologica

Come ogni museo contemporaneo anche il celebre Museo d’Orsay punta ad essere molto più di un luogo di conservazione, ma stavolta ha saputo anche a conciliare l’ambizione culturale con la responsabilità ecologica. Con il nuovo progetto “100 Œuvres qui racontent le climat” l’istituzione museale francese getta un ponte vivo tra i territori e le opere che ad essi si sono ispirate. Esso coinvolgerà, tra i mesi di marzo e di luglio di quest’anno, ben 31 musei distribuiti in dodici regioni francesi. In “100 opere che raccontano il clima” le collezioni del Museo d’Orsay diventeranno il punto di partenza per una riflessione universale, inoltre si attiverà una nuova collaborazione tra le istituzioni museali francesi attorno a un tema che riguarda tutti, individui e organizzazioni: il cambiamento climatico.

Cento opere, provenienti da diversi ambiti, sono state dunque scelte per la loro capacità di far dialogare arte e scienza e di far luce sulle problematiche ecologiche dei territori. L’obiettivo è quello di accompagnare i visitatori in un “racconto del clima” attraverso quadri dipinti tra la metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le opere selezionate testimoniano, infatti, i rivolgimenti iniziati nel XIX secolo, nel pieno dell’industrializzazione, e raccontano in maniera inedita le origini delle sfide climatiche che ci troviamo ad affrontare oggi.  

L’idea di un’esposizione “diffusa”, in cui ogni museo diventa un luogo di riflessione collettiva ancorato al suo contesto locale, propone una ricca selezione di autori tra i quali figurano Monet, Courbet, Delacroix, Caillebotte e molti altri, scelti in collaborazione con quattro scienziati di fama mondiale: Valérie Masson-Delmotte, Emma Haziza, Luc Abbadie e Jean Jouzel.

Gustave-Courbet-La-Truite-1873-huile-sur-toile-H-655-L-985-cm-Dation-1978-©-GrandPalaisRmn-musee-dOrsay-Herve-Lewandowski

Tra le tante opere è sicuramente degna di nota La Truite, dipinta da Gustave Courbet nel 1873, che verrà esposta nel Museo Courbet ad Ornans. In questa tela, che potremmo definire animalista ante litteram, un pesce intrappolato esala il suo ultimo respiro con un’espressione cupa, quasi umana e fortemente drammatica, che instilla un inevitabile senso di colpa in chi la guarda. L’Inondation à Port-Marly (1876) di Alfred Sisley sarà prestato invece al Museo Girodet di Montargis, situato in una regione del Centro-Valle della Loira che ha subito delle gravi inondazioni nel 2016.

Edouard Manet Le Citron 1880 huile sur toile H 140 L 220 cm Legs comte Isaac de Camondo 1911 © Musée dOrsay dist GrandPalaisRmn Patrice Schmidt

Nell’elenco figurano poi capolavori come “Le Citron” e “Il giardino dell’artista a Giverny” di Édouard Manet, “Palokärki ; Grande picchio nero” di Akseli Gallen Kallela e poi ancora “Primavera artica” di Anna Boberg, l’artista e viaggiatrice svedese che ha dipinto la spettacolare aurora boreale norvegese delle isole Lofoten.

Infine dato che, come ci ha ricordato più di una volta Greta Thumberg, i bla bla bla al giorno d’oggi non sono più sufficienti, per essere coerenti con il messaggio del progetto sia il Museo d’Orsay che i partners si sono impegnati a limitare l’impatto ambientale dell’iniziativa privilegiando materiali di origine biologica e riutilizzabili per l’imballaggio delle opere, ottimizzando i percorsi di trasporto attraverso raggruppamenti regionali e promuovendo, ove possibile, l’uso di biocarburanti. 

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